Bibliografia ragionata

Lo scaffale

In ogni stanza del sito c'è posto per una serie di consigli di lettura coerenti ai temi trattati. Chiunque ha facoltà di proporre e motivare i propri titoli.

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Lo scaffale - 3 contributi
  • Eleonora Rossi
    Sabato 28 novembre 2020

    Da anni, pur occupandomi professionalmente di altro (sono una guida turistica) leggo libri di psicologia e psichiatria. I motivi sono vari, mi interessa comprendere meglio i disagi e le problematiche che coinvolgono persone sensibili e particolarmente empatiche, che spesso si accollano i dispiaceri del mondo in cui viviamo. Nella mia storia personale ho conosciuto tanti amici che hanno lottato per uscire da malattie psichiatriche varie (soprattutto bipolarismo e depressione maggiore) e purtroppo tre carissimi amici non ce l’hanno fatta, forse convinti di non avere più la forza di affrontare il loro dolore. Il romanzo di Mencarelli l’ho conosciuto grazie al Premio Strega, lo trovo profondo e coinvolgente, estremamente lucido nel descrivere il suo abisso interiore e tenace nella rinascita.

    Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza, Mondadori

  • Sarah
    Giovedì 26 novembre 2020

    Il salto (Sarah Manguso, NN Editore 2017, traduzione Gioia Guerzoni) è il memoir di una ricerca, quello di Sarah Manguso: del motivo per cui il suo amico Harris si è tolto la vita, e di una consolazione al dolore. “Harris […] aveva camminato per dieci ore prima di gettarsi di fronte al bagliore sui binari. Non importa se mi aveva pensato, se avrebbe voluto chiamarmi, se gli ero mancata, se era arrabbiato con me, ma è impossibile non cercare di entrare nella scatola nera di una mente abbandonata a se stessa. Deve avere una sua bellezza, la fine. Lasciare che il vento ti soffi in faccia quando il treno entra sfrecciando in stazione. Immaginare che la tua vita ti venga incontro come un’onda. Cerco di credere che Harris abbia chiamato a raccolta tutta la bellezza della sua vita. Mi consola pensare che l’energia apparentemente perduta si è solo spostata altrove, è stata restituita al sistema del mondo. […] A cosa serve il dolore? Spiegazione meccanica: il dolore sposta la mia attenzione su una ferita o un trauma e si placa quando la ferita viene medicata o il trauma risolto. Il dolore della perdita si attenua se sostituisco quello che ho perso o mi adatto ad accettare la perdita per sempre. Spiegazione evolutiva: il dolore è un sottoprodotto dell’attaccamento negli animali sociali. Il dolore della perdita mi insegna a prevenire la potenziale perdita di un familiare. Spiegazione religiosa: Dio, creatore di tutto, sa. La vita è soltanto una sfida, ben presto vivrò di nuovo in paradiso. Spiegazione reale: l’amore rimane. Non c’è altro conforto.”

    Sarah Manguso, Il salto, NN Editore

  • Ludovica
    Domenica 22 novembre 2020

    Consiglio L’uomo che trema di Andrea Pomella, un racconto autobiografico che esplora il vissuto e la quotidianità di una persona affetta da depressione maggiore. Il romanzo fa emergere, tra le altre cose, la difficoltà di ottenere una diagnosi che non sia sbrigativa, l’impotenza e il coraggio di chi si trova a dover affrontare la sofferenza altrui, l’"ordinaria" difficoltà di stare al mondo per chi convive con un disturbo mentale grave.

    Andrea Pomella, L’uomo che trema, Einaudi

Piccoli suicidi tra amici
LIBERA ASSOCIAZIONE MORITURI ANONIMI

Se proprio siete determinati a farlo, se non vedete alternative possibili alla vostra fine, bene, concedetevi ancora un paio d’ore e date un’occhiata a “Piccoli suicidi tra amici” di Arto Paasilinna, ex guardiaboschi, ex giornalista, ex poeta, che apre il suo libro con una serissima dedica proverbio: “In questa vita la cosa più seria è la morte; ma neanche quella più di tanto”. Parola di uno scrittore finnico che vi farà schiantare dalla sua serissima leggerezza: “Il più formidabile nemico dei finlandesi è la malinconia, l’introversione, una sconfinata apatia. Il peso dell’afflizione è tale da indurre parecchi finlandesi a vedere nella morte l’unico sollievo. La malinconia è un avversario più spietato dell’Unione Sovietica”. E allora, perché no, non costituire anche noi la Libera Associazione Morituri Anonimi e partire a bordo del lussuoso pullman Saetta della Morte per un viaggio da un capo all’altro dell’Europa alla ricerca del migliore strapiombo da cui lanciarsi nel vuoto?

• Arto Paasilinna, Piccoli suicidi tra amici, Iperborea (segnalato da Vito)
Il weekend
UN SASSO DA PORTARE OVUNQUE

Imparare a camminare, da bambini, è compiere un’impresa gigante; ed è qualcosa che siamo convinti non dimenticheremo mai più, un po’ come si dice dell’andare in bicicletta. Invece, ciò che non sappiamo è che dovremo imparare ancora tante, tante volte a camminare (che, per dirla con Marcela Serrano, è un verbo che presuppone movimento): imparare a camminare con una perdita. Nel suo romanzo da me più amato, Peter Cameron lo espone in modo icastico, terragno e toccante: "Ci sono cose che si perdono e non tornano indietro; non si possono riavere mai più, se non nella carta carbone della memoria. Ci sono cose a cui sembra impossibile rassegnarsi ma a cui rassegnarsi è inevitabile. Lo scorrere dei giorni leviga il dolore ma non lo consuma: quello che il tempo si porta via è andato, e poi si resta con un qualcosa di freddo e duro, un souvenir che non si perde mai. Un piccolo bassotto di porcellana delle White Mountains. Una marionetta del teatro delle ombre di Bali. E guarda: un calzascarpe d'avorio di un hotel a quattro stelle di Zurigo. E qua, come un sasso che porto ovunque, c'è un pezzetto di cuore altrui che ho conservato da un vecchio viaggio”.

• Peter Cameron, Il weekend, Adelphi 2013, traduzione di Giuseppina Oneto. (segnalato da Sarah)
L’anno del pensiero magico
ALLA RICERCA DELLA VITA PERDUTA

“La vita cambia in fretta. La vita cambia in un istante. Una sera ti metti a tavola e la vita che conoscevi è finita.” Joan Didion racconta la perdita improvvisa, istantanea del marito John, e da lì nasce l’istinto di risalire la corrente dei ricordi inseparabili, degli anni trascorsi in simbiosi, ma anche l’istinto di intercettare i segni che qualcosa sopravvive alla perdita, la prova che tra passato e futuro non c’è un muro invalicabile. L’anno del pensiero magico è quello in cui la vita pare parlarci al di là della ragione, e il cuore è in ascolto. Ma poi? Quando la vita cambia, osserva Joan Didion in questa autobiografia del dolore, anche a noi tocca la stessa sorte.

• Joan Didion, L’anno del pensiero magico, Il Saggiatore
Più lontano ancora
LE CENERI DI DAVID

Jonathan Franzen parte per uno sperduto isolotto a largo delle coste cilene; in quei giorni di scoperta della natura selvaggia e assoluta solitudine ha con sé una copia di Robinson Crusoe e una manciata delle ceneri dell’amico fraterno David Foster Wallace, che la vedova di David gli ha chiesto di disperdere nell’oceano. Interrogandosi a lungo sulle ragioni del suicidio del suo gemello diverso, Franzen oscilla tra la rabbia, il rimpianto, il dolore e perfino l’invidia. A un tratto è colto da un’illuminazione. Il suo interesse per l’osservazione degli uccelli rari è la ragione che lo protegge dall’idea della morte, David invece non aveva nulla di simile nella sua vita, nulla che lo interessasse a parte il proprio lavoro di scrittore. E qui si tocca un punto nodale della sindrome depressiva nelle personalità artistiche: l’incapacità di uscire da sé, l’essere tutt’uno con la propria ossessione.

• Jonathan Franzen, Più lontano ancora, Einaudi
Perché tornare a Viktor Frankl
PERCHÉ TORNARE A VIKTOR FRANKL

di Paolo Del Debbio

Perché proprio oggi, in questa epoca della nostra storia, è importante ritornare sul contributo dello “psicologo dei lager”, il neurologo, psichiatra e filosofo viennese Viktor Frankl (1905-1997)? La questione ha una parola: si chiama senso della vita. Occorre tornare a Viktor Frankl, per il semplicissimo motivo che ciò di cui abbisogna il nostro mondo è esattamente il senso della vita. Dispersi, frastagliati, senza radici, la generazione di internet perché dovrebbe interrogarsi sul senso se tutto si gioca in superficie? Il senso chiede di immergersi e, attraverso l’immersione, andare oltre. Anche perché quando arrivano quelle che Karl Jaspers chiamava le “situazioni-limite” della vita: la sofferenza, la morte, le asperità forti della vita, la mancanza di senso si fa viva anche se non se ne conosce il nome, anche se – genericamente-, la chiamiamo depressione. Insomma, nell’epoca che più ha smarrito il senso, questo è ciò di cui meno si parla. E arriva la chimica che può aiutare a liberare uno spazio nell’anima, nella psiche, ma una volta liberato – come insegnava Frankl – rimane vuoto. Vuoto di senso. “Il medico -scrive Frankl – deve avere coscienza del bisogno che l’uomo ha di dare un significato alla propria vita. Ma alla nostra epoca, epoca di dubbio sul senso della vita, è più che mai necessario che egli resti ben cosciente – ed aiuti il suo paziente a prendere a sua volta coscienza di ciò – che la vita non cessa di avere un significato, neppure in mezzo alle sofferenze, anzi è proprio la sofferenza ad offrire possibilità di realizzare il significato più elevato, il valore più alto possibile.” Frankl, prima di scrivere queste cose, era passato da quattro campi di concentramento, tra i quali Auschwitz e Dachau. Aveva, cioè, sperimentato una delle peggiori esperienze nelle quali si era manifestato il mysterium iniquitatis nel XX secolo. Ci aveva vissuto in mezzo e da lì aveva imparato che senza il senso la vita non ha un orizzonte di possibilità, ma solo di angoscia.

• Viktor E. Frankl, Alla ricerca di un significato della vita. Per una psicoterapia riumanizzata, Mursia
• Viktor E. Frankl, L’uomo in cerca di senso, FrancoAngeli
E liberaci dal male oscuro
PRIMO: ACCENDERE LA LUCE

La depressione: una malattia genetica, una malattia rimossa e subdola, una malattia curabile ma potenzialmente letale. Una malattia che aggredisce chiunque, quale che sia il censo la cultura e l’età, dove la sensibilità del singolo malato è una variabile fondamentale, ma particolarmente insidiosa quando è connessa al talento artistico e creativo. Questo è il libro che ogni affetto da depressione e ogni familiare dovrebbe leggere prima di tutti gli altri per comprendere quanto la consapevolezza possa essere decisiva nella cura. Per combattere il male oscuro la prima cosa da fare è illuminare l’oscurità. La diagnosi, i trattamenti, i soggetti a maggior rischio, l’analisi dei traumi… l’intervista di Serena Zoli al professor Giovanni Battista Cassano tocca tutti i punti fondamentali della sindrome, come un filo di Arianna dipanato nel labirinto, e alla fine della lettura si esce confortati, in grado di agire.

• Giovanni Battista Cassano con Serena Zoli, E liberaci dal male oscuro, Tea
Un’oscurità trasparente
LA TEMPESTA PERFETTA

Solo chi ci è passato può capire cos’è la depressione, e fino a che punto chi non ci è passato, per quanti sforzi faccia, sia portato a equivocare la gravità di questa perfetta tempesta di tenebre. Crollo dell’autostima, senso della perdita, desiderio divorante di oblio: “E’ impossibile dubitare del fatto che la depressione, nella sua forma estrema, è pazzia.” William Styron rivede alla moviola il film della sua malattia, l’inesorabile progressione del dolore, l’impossibilità di comunicarne gli effetti anche agli specialisti a cui si è rivolto. Styron narra l’inferno e vi trascina il lettore con la forza del grande romanziere, solo che questa volta il protagonista è se stesso.

• William Styron, Un’oscurità trasparente, Mondadori
Svegliami a mezzanotte
CRONACA DI UN DOLORE

Dove tutti voltano la testa, Fuani Marino ha guardato negli occhi il suo male di vivere e ha scritto questo racconto in presa diretta dai luoghi più oscuri del sé, a partire dal momento in cui un incontenibile disturbo psichiatrico, all’indomani del parto, la spinge a tradurre in gesto la fine della sua vita, una fine a lungo vagheggiata. Scritto metà col sangue e metà con la ragione, senza remore e senza sconti, Svegliami a mezzanotte è un libro inclassificabile, dove narrazione, memoir, autoanalisi e riflessione saggistica si scambiano le parti attraverso una lingua limpida e asciutta. Come il dolore della mente possa diventare annullamento del corpo, ma anche il prima e il dopo, alla ricerca di un equilibrio sempre inseguito, mai raggiunto una volta per tutte.

• Fuani Marino, Svegliami a mezzanotte, Einaudi
Il fiume della vita - Una storia interiore
LO SCIENZIATO DELL’ANIMA

In questa autobiografia tessuta di memorie rapsodiche e echi letterari il grande terapeuta Eugenio Borgna nel rivocare le tappe della sua vita ribadisce la propria visione della psichiatria come scienza dell’anima, in contrasto con la tendenza prevalente della medicina tout court, “oggi sempre più affascinata e divorata dalla tecnica.” Una psichiatria emozionale, fenomenologica, basata sull’ascolto, il dialogo, l’empatia, la ricerca dell’indicibile che si nasconde nella vita interiore dei pazienti, e senza la quale ogni cura farmacologica si rivela insufficiente, disumanizzante. Vertiginose le pagine finali che si interrogano sull’intreccio tra vita e morte, e sugli abissi di chi arriva a tentare il suicido: “Ci si uccide quando non si ha più speranza, o quando non resta se non la speranza della morte?”

• Eugenio Borgna, Il fiume della vita - Una storia interiore, Feltrinelli
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