Morire di depressione

Si può morire di depressione?

Si può morire di depressione? Sì, la depressione maggiore è un disturbo dell’umore potenzialmente mortale, su questo non c’è alcun dubbio, la cui letalità è connessa ai pensieri di morte che si affacciano nella mente del depresso, impadronendosi della sua psiche come una metastasi invisibile, e tantopiù devastante. In Un’oscurità trasparente, William Styron descrive magistralmente lo stato depressivo e la sua deriva letale “Neppure per un istante il depresso abbandona il suo letto di spine, ma vi resta abbarbicato ovunque vada.” Non c’è via di fuga salvo una: la morte come uscita di sicurezza, liberazione da un’insostenibile sofferenza mentale. Il depresso non vuole morire; vuole vivere, ma la vita gli è divenuta insopportabile come può diventarla a un tetraplegico per motivi misteriosi a se stesso. Entrare dentro questo mistero -come Orfeo entra nel regno degli inferi- e riportare i malati nel regno dei vivi, è il compito terribile a cui è chiamata la psichiatria.

L’orrore grigio e brumoso della depressione finisce per assomigliare sempre più al diabolico tormento di trovarsi imprigionati in una stanza spaventosamente surriscaldata. Non c’è via di fuga da questa cella asfissiante: è del tutto naturale che la vittima cominci a pensare senza posa all’oblio”
William Styron
Si può morire di depressione?
Si può morire di depressione? - 93 contributi
  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Ire
    Domenica 2 ottobre 2022

    Cara Ire, tutto quello che possiamo dirle, qui e ora, è che le depressioni sono curabili e guaribili, anche le più gravi, anche se ciascuna segue il suo percorso, una corrente che scorre in profondità, e questa corrente va risalita fino alle sorgenti, ovvero alla diagnosi. Fondamentale individuare il-i professionisti con cui stabilire un vero patto terapeutico, cosa complessa, ma necessaria. Aggiungiamo che uscire dal bunker, combattere l’istinto autodistruttivo di nascondersi, e invece aprirsi al mondo anche attraverso una minuscola associazione come la nostra, lo consideriamo di per sé un passo nella direzione del non darsi per vinti. Resti con noi, noi ci siamo.

  • Ire
    Sabato 1 ottobre 2022

    Vi ringrazio della risposta. Mi chiedo peró come si faccia a togliere questo asso dalla manica?? Io non credo di avere più forze per combattere....

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Ire
    Venerdì 30 settembre 2022

    Cara Ire, perché ci ha scritto? Proviamo a fare un’ipotesi. Forse ha avverito che certi sconforti non si possono combattere da soli. Tra i problemi legati alle sindromi depressive c’è la difficoltà nel trovare terapie e terapeuti all’altezza. La situazione italiana non è delle migliori; eppure ci si può riuscire, e il rapporto con gli altri (in primis con la famiglia, ma anche con chi è passato per gli stessi disagi), può dare una mano importante. La depressione è più curabile di altre malattie, ma ha la capacità di essere percepita come la meno curabile di tutte. Un’altra sua terribile capacità è spingere al silenzio, alla solitudine, allo stigma. Cara Irene, provi a toglierle questo asso nella manica. Grazie di averci scritto e resti con noi.

  • Ire
    Venerdì 30 settembre 2022

    Sono stanca di vivere così... o meglio di sopravvivere. Non so più chi sono:in senso ontologico. So di essere una persona ma la mia identità è completamente annullata. Sono due anni e mezzo che sto in questa condizione e non ne posso più. Ultimamente penso molto al suicidio ma sono codarda e non riesco a metterlo in atto. Sono passata attravero farmaci, psicoterapia, un mese di ricovero in una clinica psichiatrica:tutto per nulla. Non so nemmeno perchè sto scrivendo qui... forse perchè non voglio arrendermi sotto sotto... non so... non ho più certezze...

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Maria
    Lunedì 26 settembre 2022

    Cara Maria, grazie per averci scritto. La nostra associazione ha come fine l’ascolto di chi soffre in silenzio il proprio disagio. Uscire allo scoperto, parlarne e condividere il proprio dolore può essere un passo verso la guarigione (perché di depressione si può guarire). Non trascuri però di appoggiarsi a uno specialista che la aiuti ad affrontare le sue difficoltà e fragilità. Resti con noi, ci faccia dono del suo disagio ma anche di quell’energia che le ha permesso di scriverci e dimostrare la sua volontà di combattere il dolore.

  • Maria
    Domenica 25 settembre 2022

    Per favore mi Poi aiutare a togliere questa tristeza questa dolore non c’è la faccio più da sola, sono sucesso tante cose in questi 4 anni e adesso scatenato tutto insieme ...non riesco a respirare quando cerco una risposta per mio pianto e lo cerco ma trovo e non voglio più

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Katy
    Venerdì 23 settembre 2022

    Cara Katy, di depressione si può guarire. Tutt’oggi non è ancora così semplice identificare la terapia più efficace. Ma non abbandoni la speranza e provi ad affidarsi ad uno specialista con il quale si sente a suo agio, che le infonde sicurezza e si lasci accompagnare in questo difficile percorso verso la luce. Non trascuri nemmeno la figura del medico di base che potrà ascoltarla e sostenerla nel sensibilizzare la sua famiglia sulla conoscenza della depressione maggiore. Purtroppo chi è vittima di questo male oscuro sa bene quanto oltre alla propria sofferenza bisogna mettere in conto la frustrazione dovuta a incomprensione, ignoranza, diffidenza e isolamento sociale. La nostra associazione vuole offrire uno spazio per esternare e condividere il proprio dolore, per accogliere e legittimare il bisogno di riconoscimento e ascolto. E x stare vicino a chi si sente perso...

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Gilbert
    Venerdì 23 settembre 2022

    Caro Gilbert, grazie per essersi rivolto a noi. Come lei scrive il percorso di cura della depressione è complesso e non sempre breve. In questo cammino è purtroppo facile smarrirsi nel buio dove anche una fioca luce può apparire un abbaglio illusorio. Ma di depressione si può guarire. La nostra associazione vuole dare spazio a chi soffre per combattere lo stigma dell’isolamento sociale, offrire l’opportunità di legittimazione e sostegno nell’ascolto e nella comprensione. Il fatto stesso che lei abbia sentito l’istinto di scrivere del suo disagio, e abbia trovato il coraggio di pubblicarlo è un segno di reazione al male su cui la invitiamo a riflettere. Chi è vittima di questo male oscuro deve poter esternare il dolore psicologico per sentire più leggero quel carico emotivo che confonde la speranza.

  • Gilbert
    Venerdì 23 settembre 2022

    In poco più di due mesi mi ha divorato. Succhiandomi tutte le forze e lasciandomi senza speranze. Ho seguito tre diversi trattamenti farmacologici ma non è servito a nulla. Quello che fa male è la speranza che viene a scemare. In questi mesi ho visto degli aspetti di me che non conoscevo e che mi spaventano. Ho cercato aiuto, ho lottato, ho letto e cercato di comprendere. "il cancro dell’anima", mai definizione fu più azzeccata. Sono bloccato a letto e davanti all’ennesima terapia mi viene il vomito. Mi hanno imbottito di farmaci, ho fatto da cavia, per una materia di cui sappiamo (e possiamo sapere) troppo poco e che non ha e non da certezze. Non dormo se non con le benzodiazepine che stanno finendo il loro naturale effetto. Ho una moglie ed un figlio che amo ma mi vedo come un condannato a morte. Anzi, un morto che cammina...

  • Katy
    Giovedì 22 settembre 2022

    Aiutatemi, ho depressione maggiore e altre patologie croniche e dolorose. In cura già da 20 anni ...voglio morire. Non voglio tornare in ospedale...e imbottiti di più di farmaci. Ma abito da sola, e nn riesco più ad essere autonoma ( anche economicamente) ... il pensiero è quello di riprovare col suicidio. La mia famiglia non capisce la mia malattia e non vuole prendersi cura di me. Cosa posso fare? Sono stanca di vivere...

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Speranza
    Mercoledì 21 settembre 2022

    Buongiorno Speranza, la ringraziamo per le sue parole cariche di autenticità. La nostra piccola associazione nasce per dare spazio a chi ha bisogno di comunicare il proprio disagio ed esternare la propria sofferenza in un ambito protetto dove sentirsi accolti e trarre forza dalla consapevolezza di far parte di una comunità, per condividere quel senso di appartenenza che, assieme alla competenza di un tecnico, può aiutarla a lasciar andare il rimorso e la paura del futuro per concentrarsi sulle potenzialità del presente. Resti con noi e si faccia accompagnare da uno specialista verso la serenità che anche lei merita.

  • Speranza
    Martedì 20 settembre 2022

    Salve a tutti, leggere i vostri post mi ha fatto in qualche modo sentire parte di una comunità, cosa che non provavo da un lungo periodo. Ho provato a scrivere la mia storia e cosa mi ha portato qui ma sarebbe troppo lunga e soprattutto, a differenza di molti di voi, io sono stato un insensibile egoista. Ho abbandonato le persone a me più care nel momento del bisogno. Non riesco ancora a spiegarmi il perché. Forse perché avevo paura del loro dolore, forse perché sono pigro, forse perché soffro di depressione da non so quanto tempo, o forse perché pensavo che il lavoro fosse la cosa che più li gratificava. Comunque da quando sono andati non riesco più a lavorare e vivo con il rimorso costante del passato e la paura del futuro. Vorrei poter trovare la forza di andare avanti, ma da soli è molto difficile. Spesso penso che la soluzione potrebbe essere andare in una comunità ma ovviamente ha un costo e credo che la tristezza ritornerebbe comunque dopo qualche giorno. Grazie per questo spazio di sfogo

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Vale
    Lunedì 5 settembre 2022

    Cara Valentina, grazie per le sue parole, forti e autentiche. La nostra associazione, che non vuole sostituirsi alla competenza di uno specialista, esiste per accogliere e dare voce a chi soffre, x rompere il muro del silenzio e liberare quel senso di colpa che spesso accompagna chi è sopravvissuto. E per dare spazio alla condivisione del proprio dolore in un ambito protetto, lontano da pregiudizi e ignoranza che accrescono lo stigma legato al disagio emotivo. Siamo qui, per ospitarla ogni volta che lo desidera, con la speranza che possa raggiungere presto quella pace di cui ha bisogno.

  • Vale
    Domenica 4 settembre 2022

    Sono una survivor. Mio marito si è suicidato 6 anni fa, era il 16 luglio del 2016. Non credo di poter mai cancellare dalla mia mente quel terribile giorno. Mi chiama alle 11 per dirmi di andare a prendere il cane che lui si sarebbe ammazzato, io non faccio neanche in tempo a replicare che chiude la chiamata. Provo a richiamare ma il telefono squilla a vuoto. Alle 11.11 mi manda un messaggio, in cui scrive:"Chiedi scusa a mia madre". Non essendo nelle vicinanze di casa chiamo mia suocera dicendole di andare subito da mio marito, ma per tutta una serie di coincidenze riesce ad entrare in casa quando ormai non c’è più nulla da fare. Nonostante siano passati anni ed io vado avanti, ci sono giorni in cui il dolore torna a galla prepotentemente. Vivo nella nostra casa, luogo in cui lui si è tolto la vita. Questa scelta credo sia dovuta al non voler spezzare questo legame. Una cosa di cui anche soffro è che sono l’unica persona a parlare di suicidio, nessuno tra familiari e amici ne parla. Sono sicura che lui ha trovato la pace (il suo viso da morto era bellissimo...trasmetteva serenità, cosa che in vita non era mai riuscito a trovare). Invece, sono io che ancora non trovo pace... non amo scrivere, anche se leggo molto, ma forse aprirmi con chi ha vissuto il mio stesso trauma mi fa sentire meno sola.

  • Gli Amici di Salvataggio/ Rispondendo a Tiz
    Giovedì 1 settembre 2022

    Bentornata Tiz! Grazie x averci nuovamente scritto. Noi crediamo che condividere il proprio dolore sia un passo importante verso la luce; con questo proposito è nata e continua ad esistere la nostra associazione. Ma, ribadiamo, resta fondamentale rivolgersi a un professionista, una figura che la può aiutare a capire la gravità della situazione emotiva che sta vivendo, formulare una diagnosi adeguata e indirizzarla verso un percorso terapeutico ottimale per lei. Non getti la spugna, si faccia accompagnare. La depressione è una condizione clinica, si può curare. E si può guarire, anche inaspettatamente.

  • Tiz
    Mercoledì 31 agosto 2022

    Sono stanca, sfinita, non riesco neanche a farla finita, forse solo i coraggiosi lo fanno, io sono un fallimento anche in questo.....

  • Gli Amici di salvataggio / Rispondendo a Eterna Inadeguata
    Lunedì 29 agosto 2022

    Cara Eterna Inadeguata, la ringraziamo per aver condiviso con noi la sua sofferenza. La depressione è una malattia e come tutte le malattie va curata. Dedichi quella forza che ancora non l’ha abbandonata alla ricerca di un professionista con cui sentirsi in sintonia, uno psichiatra che sappia individuare la cura adeguata a recuperare quell’energia indispensabile per tornare a sentirsi viva, per sconfiggere quel buio interiore che ora si sente costretta a nascondere al mondo. Metta in conto ancora un po’ di pazienza e si faccia accompagnare fiduciosa in questo percorso. Grazie ancora per averci scritto. Resti con noi, dalla parte della speranza, della luce e della parola (la nostra piccola associazione esiste per questo: per credere nella condivisione, e non darla vinta al buio dell’anima).

  • L’eterna inadeguata
    Lunedì 29 agosto 2022

    Ho 58 anni e tutti i giorni penso solo a come uccidermi. Poi penso alle responsabilità che ho e sopravvivo. Sono sfinita. Sono sfinita di fare finta di nulla davanti al mondo quando dentro sono già morta. Sono andata da tanti psicologi ma non è servito a niente. Sono stanca

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Cate
    Lunedì 15 agosto 2022

    Buongiorno Cate, siamo noi a ringraziarla x il suo contributo. Purtroppo capita di non entrare nella giusta sintonia con il professionista che ci segue, ma in questi casi non bisogna arrendersi. La depressione si può curare ma è una sindrome sfuggente come tutti i disturbi dell’umore. Sono fondamentali anamnesi e diagnosi che identifichino la sindrome con precisione, per poi mettersi alla ricerca della cura "giusta". E’ un lavoro di squadra. Fondamentale il rapporto personale con lo psichiatra e o lo psicologo, senza trascurare la possibilità di condividere la propria sofferenza in un ambiente protetto come il gruppo di auto aiuto. Anche il medico di base potrebbe esserle utile suggerendole il percorso a lei più adatto. Forza Cate, non molli e resti con noi!

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Elena
    Lunedì 15 agosto 2022

    Cara Elena, purtroppo i disturbi dell’umore possono ripresentarsi. Vanno accolti e contrastati attraverso la competenza di validi professionisti, psichiatra e psicologo, ai quali fare riferimento. Si affidi a quei frammenti di coraggio e speranza che le sono rimasti per proporre a sua figlia questo percorso. Ma si prenda cura anche di lei rivolgendosi a qualche associazione che organizza gruppi di auto aiuto per i familiari di chi è vittima di questo male oscuro. Si tende a tacere, invece la condivisione e lo scambio di informazioni è un’arma da non sottovalutare. Perché accettare la sofferenza di un figlio richiede troppa fatica e sottrae troppa energia e poter esprimere e condividere il proprio dolore, rivolgendosi al di fuori dei vincoli familiari in un ambiente protetto, è fondamentale per tornare ad essere la madre che è stata. Per riconquistare quella forza e stabilità di cui anche sua figlia saprà trarre vantaggio. La ringraziamo di averci scritto, e la invitiamo a farlo ancora quando vorrà, perché superare lo stigma e rompere il muro del silenzio è un passo fondamentale nel combattere questi mali così insidiosi anche perché così invisibili. La nostra associazione esiste esattamente per questo scopo.

  • Elena
    Venerdì 12 agosto 2022

    Sono una mamma di una ragazza che ha sofferto di anoressia bordellaine poi obesità da farmaci attacchi di panico ora ricaduta nella depressione!! Ho lottato tanto ma ora non riesco più ad essere la mamma di prima ho sempre pensieri brutti in testa. Piango tanto di tutto questo non si è mai accorto nessuno ne mia figlia ne mio marito una sofferenza molto nascosta per non dare altri problemi.

  • Cate
    Martedì 9 agosto 2022

    Io soffro proprio di depressione ho una psicologa ma non mi sta aiutando ogni giorno non mi sveglierei .. grazie per l articolo

  • Gli amici di salvataggio / Rispondendo a Tiz
    Lunedì 8 agosto 2022

    Cara Tiz, condividere la propria sofferenza aiuta. La ringraziamo per averlo fatto qui, potrà tornare a farlo quando vorrà. Detto ciò, in questo momento buio non dimentichi la volontà di curarsi, di individuare un professionista con cui sentirsi in sintonia, che la accompagni. La depressione è un disturbo dell’umore; a volte ha una causa drammatica che può far pensare ad altro, ma è soprattutto una malattia e come tutte le malattie della mente bisogna stanarla, curarla e guarirla sia con la chimica, sia con la parola, sia con le relazioni umane. La nostra piccola associazione vuole dire semplicemente questo: tornare ad amare la vita (nonostante tutto) si può.

  • Tiz
    Domenica 7 agosto 2022

    Non ce la faccio più....sono quattro mesi che soffro di depressione....sono sfinita...i giorni passano..sopravvivo vorrei morire

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Pina
    Martedì 26 luglio 2022

    Grazie Pina per le sue parole, con le quali ha saputo trasmettere la drammaticità della condizione di chi come lei si sente defraudato del diritto di continuare a camminare al fianco del proprio genitore e di poter entrare nel suo mondo fino a comprenderne anche le sue fragilità.

  • Rignanese Pina
    Martedì 26 luglio 2022

    mi piacerebbe approfondire le problematiche che si trova ad affrontare nella vita un survivor quando nella propria infanzia viene a confrontarsi con la perdita di un genitore che si toglie la vita. E come se ti togliessero il terreno da sotto i piedi, vieni derubato di tutto un mondo di affetti e ralzioni che appartenevano alla vita di quel genitore e che tu non potrai mai piu conoscere. Una parte di te che perdi per sempre, una parte dii te che dovrai ricostruire con altro, ma quel vuoto ci sara per sempe e la tua vita manchera di quel mondo di quel genitore che ha prtato via con se, E brutto, ti senti diverso dagli altri, defraudato di un tuo diritto.

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Fantasmi
    Venerdì 22 luglio 2022

    Caro Fantasmi, esternare il proprio disagio interiore aiuta. La ringraziamo per aver scelto di farlo su queste pagine. Dare spazio all’espressione e condivisione dei disturbi dell’umore e mettere in luce carenze nell’ambito medico e sociale è motivo per cui questa associazione è nata e continua ad essere presente. Individui un professionista che la aiuti a sciogliere quei nodi che la opprimono, al quale affidarsi con fiducia e speranza. E ora che ha rotto il ghiaccio non ci abbandoni.

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo ad Acquario
    Venerdì 22 luglio 2022

    Caro Acquario, grazie per averci scritto e dato senso alla nostra piccola associazione, nata proprio per poter condividere il disagio di chi soffre di disturbi psichiatrici, e denunciare le lacune nella loro assistenza. C’è un senso di abbandono di cui non si deve essere complici. Rompere il silenzio, rendere pubblica la propria esperienza, confrontarsi con gli altri è un primo passo in direzione di una rete di solidarietà. Le porte del nostro sito sono aperte. Da parte nostra la esortiamo a non abbandonare la sua volontà di guarire dalla depressione e di provare ad affidarsi ad un professionista verso il quale poter nutrire fiducia. Fare del bene al prossimo e credere, nonostante tutto, ai valori umani sono un primo e non ultimo aiuto, una risorsa preziosa. La tenga stretta.

  • Fantasmi
    Giovedì 21 luglio 2022

    Da molti anni, adesso ne ho 64, in maniera altalenante, ho avuto episodi ansiosi /depressivi. In famiglia se ne parlava poco. Vigeva la cultura che tutte le malattie vanno bene ma il tabù delle malattie mentali era ed è ancora presente. A 17 anni il primo episodio di panico notturno. Accompagnato da uno psicologo e subito interrotto le sedute. Provavo troppo disagio. Peccato dico adesso, perché a quell’età forse mi sarebbe servito per rafforzare e conoscere la mia personalità. Ma come spesso accade sparito il sintomo pensi che tutto sia risolto. Non è così. Da lì una lotta continua con il fantasma dell’ansia, del rimuginare, del sudore anche al freddo, delle gambe che tremano. Del dolore allo stomaco, del fiato corto, dellevitare con mille scuse i rapporti con le persone se non per lavoro o in famiglia, del dover alzarsi dal letto senza una ragione.Le cose sono peggiorate 5 anni fa. Psicoterapeuta che mi spinge dallo psichiatra per assunzione di farmaci che io rifiuto. Dopo qualche mese va un po’ meglio. Ma dentro restano i nodi. Dopo la pensione le cose sono peggiorate, la disperazione si affaccia più spesso, è la prima volta che pubblico qualcosa, un abbraccio a tutti/e.

  • Acquario
    Martedì 19 luglio 2022

    Soffro di depressione maggiore da 5 anni per un forte trauma , oggi tento di uscirne fuori ma essendo vittima di stalking non mi è permesso . Ho denunciato più volte questa persona ma sappiamo tutti che la legge Italiana è come un terno all’otto e viaggia alla velocità di una lumaca . Mi ritrovo chiuso in casa ed ogni mattina dopo aver aperto gli occhi non vedo l’ora di richiuderli , l ansia mi sta divorando piano piano . I brutti pensieri mi volano in testa come uno sciame d api . Sono in cura presso un CSM ma anche lì ho incontrato problemi con il mio psicoterapeuta in quanto mi ha mostrato più volte di essere .... Prego ogni giorno per uscire da questo inferno e ritrovare un piccolo pezzetto di vita . Ho chiesto aiuto ma finché c’è festa ci sono tutti al bisogno spariscono . Non so ancora quanto possa resistere a tutto questo ed il perché soprattutto, non ho mai fatto del male a nessuno , ho fatto sempre del bene , so che se non riesco a trovare un piccolo filo che mi riporti in vita ,la mia esistenza credo sarà breve . Mi dispiace solo di essere un padre di famiglia e che ho creduto ai valori umani per una vita ....

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo ad Anna
    Giovedì 14 luglio 2022

    Cara Anna, siamo vicini al suo dolore e comprendiamo la drammaticità del suo porsi domande alle quali non riesce a dare risposte. La ringraziamo per essersi rivolta a noi e le esprimiamo il nostro affetto, con la speranza di accoglierla nuovamente fra le nostre righe.

  • Anna
    Martedì 12 luglio 2022

    Sono un sopravvissuta alla morte di mia madre, quasi 4 mesi fa. Era malata di depressione conclamata da ormai 20 (anche se ho letto sue lettere di quando aveva 20 anni e la parola suicidio era già nell’aria per colpa di una felicità che non sentiva di meritare). Sopravvivo ogni giorno...dopo qualche settimana in cui sembrava andare meglio, il dolore si è riaffacciato acuto e straziante. Mi manca. Mi soffoca il pensiero di non sapere cosa sia successo. Mio padre l’ha vista poco minuti prima e sembrava tutto normale. Cosa è scattato? Cosa è successo? Cosa l’ha spinta? Lei era abituata a chiedere aiuto. L’ha sempre fatto. Perché non ha chiamato mio padre? Perché non ha chiamato me? Perché era tutto maledettamente normale? Per me, che vivo lontano, è tutto un racconto. Nulla di concreto. Tutto surreale.

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Disperata 54
    Lunedì 20 giugno 2022

    Cara Gigliola, lo sguardo può andare al di là dell’oscurità che opprime e sottrae la speranza; lo testimoniano in questo spazio persone passate attraverso la disperazione che sono riuscite a stare meglio, a trovare assieme a uno psichiatra di fiducia la cura più efficace, sebbene qualche volta dopo più tentativi. Per concentrarsi non tanto sulla paura di perdere qualcuno, ma sulla prospettiva di ritrovare se stessi. Resti con noi.

  • Disperata 54
    Domenica 19 giugno 2022

    Penso spesso ad uccidermi se perdo mio marito sarò sola con la depressione e non resistero’

  • Speranza
    Sabato 11 giugno 2022

    Il professore Cassano che è stato primario del reparto psichiatrico dell’ospedale di Pisa ha scritto un libro che mi è...stato di grandissimo aiuto anche perché si rivolge ai parenti della persona depressa dicendo loro che devono considerare la persona Depressa come qualcuno che si è rotto una gamba...quindi è sbagliato dire a un persona che soffre del male oscuro..dai forza dipende da te..mettici la volontà..credo che si intitoli ,"Il male oscuro"

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo ad Amore
    Giovedì 9 giugno 2022

    Cara Amore, la ringraziamo per il suo messaggio carico di forza e speranza e per mettere a disposizione la sua esperienza a conferma che la depressione si può curare, che la cura giusta non è solo miraggio ma anche realtà. Continui a leggerci e a scriverci, per sostenere chi è ancora lontano dalla meta…

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Sola
    Giovedì 9 giugno 2022

    Buongiorno Sola, grazie per aver condiviso questo immenso dolore con noi. Purtroppo il senso di colpa invade violentemente chi rimane, ma non aiuta a sopravvivere, né a comprendere. Qui puoi provare a descrivere la tua esperienza e la tua sofferenza affinché questa condivisione possa lenirne i margini.

  • Amore
    Domenica 5 giugno 2022

    Quando è morta Alessandra ho pianto tanto.Sono bipolare anche io...so cosa si prova.Io ne ho sempre parlato con tutti...è una malattia come le altre...dobbiamo parlarne...e quando ne parlavo trovavo sempre qualcuno che mi chiamava e mi diceva...soffro di depressione.Io sono riuscita ,nel tempo ,a trovare una cura che funziona e inoltre ho imparato a gestirla...e per gestirla ho rinunciato a avere una relazione amorosa...sono stata sposata ho un figlio di 39 anni e due splendidi nipoti.A settembre vado in pensione dopo 43 anni di servizio...la mia psichiatra mi ha detto che sono un eroe perché con la mia patologia se fai 15 anni ed già tanto Mi piacerebbe potere aiutare chi soffre di depressione..di bipolarismo. Ho 61 anni anche se me ne danno 40...avrei tante cose da raccontare per potere affrontare la malattia in onore di Alessandra Appiano

  • Sola
    Sabato 4 giugno 2022

    Il mio compagno si è ucciso 10gioeni fa. Un dolore straziante. Lui che non risponde al telefono, la corsa a casa, i carabinieri, la morte. Ancora non ci credo, mi sembra assurdo. Nostra figlia ha solo 3 anni. Mi sento persa. Ho un sacco di persone intorno a me, ma mi sento sola. Sono piena di sensi di colpa che nessuno più alleviare. Lui viveva con me, era la mia metà del cielo.

  • Gli Amici di Salvataggio /Rispondendo a Viviana
    Martedì 10 maggio 2022

    Cara Viviana, grazie di averci scritto. La nostra piccola associazione è nata esattamente per questa ragione; abbiamo scommesso sull’utilità di sottrarre un po’ di oscurità al cosiddetto "male oscuro", incrociando informazioni e testimonianze dirette. Ogni contributo di chi soffre senza sapere esattamente perché è una conferma che la direzione è giusta, e che le relazioni umane possono essere una parte della cura nei disturbi dell’umore. Facci sapere come va a Villa Turro, in bocca al lupo.

  • viviana
    Venerdì 6 maggio 2022

    Buonasera, mi spiace moltissimo disturbare!!! vorrei riuscire a non farlo ma sono sopraffatta da una tristezza ed un vuoto che non sopporto più. purtroppo mi ritrovo molto nella storia di Alessandra. Probabilmente come lei apparentemente sono una donna solare ed energica mentre dentro combatto ogni minuto con me stessa. perchè vi scrivo? solo per condividere e sentirmi parte di qualcuno anche se non sono nessuno. sono in attesa di un ricovero presso il centro turro. ho paura. grazie e scusatemi !!!!!!!! viviana

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Max
    Martedì 26 aprile 2022

    Ciao Max, la depressione maggiore è una patologia curabile, è molto importante un supporto psichiatrico che combini terapia farmacologica e terapia di parola delegabile anche a uno psicologo, non arrenderti finché non trovi il medico giusto. Inoltre, si può trarre beneficio condividendo il proprio disagio con altri che lo stanno vivendo, lottano per uscirne e lottano anche contro lo stigma che spinge a tacerne. La nostra piccola associazione è nata per questo, siamo qui ad accogliere i vostri messaggi. Resta con noi.

  • Max
    Lunedì 25 aprile 2022

    Aiuto sto muorendo di depressione maggiore

  • Gli Amici di Salavataggio / Rispondnendo a Morena
    Giovedì 17 marzo 2022

    Buongiorno Morena, scrivere aiuta. Noi ospitiamo volentieri le parole di chi soffre con la speranza di offrire un piccolo sostegno. Leggiamo fra le sue righe il desiderio di non lasciarsi sopraffare dal dolore. Grazie per la sua testimonianza, resti con noi.

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Jered
    Giovedì 17 marzo 2022

    Caro Jered, accogliamo qui le sue parole che trasmettono il disagio di vivere, ma anche quell’energia vitale che lega alla vita e alla speranza. E’ un’energia che si trasmette, anche inconsapevolmente, a chi ci sta vicino. Grazie.

  • Jered
    Martedì 15 marzo 2022

    Soffro di depressione riconosciuta, e altri disturbi ad essa connessa da 15 anni circa. Ora ho 30 anni e se guardo dietro vedo il vuoto, una vita che si sta spegnendo. Questo vuoto non è solo dovuto al disturbo emotivo ma anche ad un vuoto di umanità, ad una decadenza sociale. La cosa che mi pesa più di questa condizione, è il non essere molto di aiuto a chi mi sta vicino, questo mi porta profondi sensi di colpa. La sofferenza è tanta alle volte vorresti porre fine a tutto, ma la vita è un mistero e mi motiva ad andare avanti per sapere.

  • Morena
    Martedì 15 marzo 2022

    Sono Morena ed ho 48 anni.Ho perso mio marito circa 2 mesi fa. Non sembrava ? E’ difficile, ora, inventarti un ruolo, darti un senso nuovo. Tutto da rivedere. Tutto tragicamente innaturale, essere il primo e l’ultimo della fila”. Ho cominciato a scrivere per non impazzire. Da questo dolore non posso guarire, ma sto imparando a conviverci.

  • Gli amici di Salvataggio /Rispondendo a Oryh
    Lunedì 14 marzo 2022

    Caro Oryh, noi ospitiamo e ascoltiamo la voce di chi soffre e ti ringraziamo per aver scelto di scrivere su queste pagine. Non siamo però in grado di offriti un supporto tecnico, psicologico e psichiatrico, che potrebbe aiutarti a trovare un po’ di stabilità nell’affrontare gli eventi avversi. Resta con noi.

  • Oryh
    Sabato 12 marzo 2022

    Io non ce la faccio più. Ormai è finita. Non ho più alcun supporto né economico né affettivo. Mi tremano le gambe e fatico a stare in piedi. Non ho neanche più forza nelle braccia. Un anno e mezzo fa è venuto a mancare mio fratello. Veniva da vent’anni di operazioni. Prima di lui era mancata mia madre. Abito con un suocero che mi odia, una moglie che urla e litiga sempre con mio figlio o suo padre. Mio figlio mi da dell’impasticcato e ogni cosa che provo ad intraprendere non và. Sono anni che va avanti così. Non ho nessuno che possa aiutarmi. Sono più di 10 anni che assumo antidepressivi.

  • Gli amici di Salvataggio /Rispondendo a Vale
    Mercoledì 16 febbraio 2022

    Cara Vale, fra sensi di colpa per non aver visto o capito e smarrimento davanti a una perdita tanto vicina e definitiva, quanto inaspettata e apparentemente assurda, possiamo provare a cercare uno spazio di luce che ci consente di continuare il nostro percorso. Grazie per aver condiviso qui il tuo dolore. Qualcuno che è passato attraverso l’esperienza di survivor ha scritto su questo sito “ciò che non si dice è un nodo che non si scioglie mai”.

  • Vale
    Martedì 15 febbraio 2022

    Sono una ragazza di 29 anni come tante e fino al 5 luglio vivevo una vita come tante.. fin quando non mi chiamano nel bel mezzo della notte gli amici di mio fratello per dirmi che si era impiccato. Una verità dura e cruda che mi ha catapultato nel mondo del dolore. 33 anni e la rottura con una ragazza che vedeva da pochissimo, mai dato segni di questo genere mai sospettato nulla. Oggi sono passati 7 mesi ed io mi sento in un tunnel eravamo fratelli ma anche amici ed ora mi sento sola mentre prima mi sentivo invincibile perché avevo lui.

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Ultimo
    Sabato 12 febbraio 2022

    Caro Ultimo, la depressione è una malattia, non una maledizione. E, come tutte le malattie, si cura. Dalla depressione si può guarire. E rendersi lucidamente conto che si tratta di una malattia grave, ma curabile, guaribile, è un passo fondamentale verso la ricerca di chi può aiutarci a venirne fuori. Noi ci auguriamo e ci impegniamo affinché scienza medica e istituzioni sociali possano percorrere con passo svelto un tragitto ancora lungo verso la diagnosi e la cura dei disturbi dell’umore, forse le più misteriose tra tutte le patologie umane. Il ns contributo è mettere a disposizione questo spazio di informazione, ascolto e condivisione con l’intento di offrire conforto e alimentare la consapevolezza di tutto ciò. Fondamentale anche crederci e dare fiducia alle terapie, che a volte richiedono una lunga ricerca prima che si trovi quella giusta. Un cuore sopraffatto dalla sofferenza deve "essere all’altezza del proprio tormento", sapendo che non sarà l’ultimo.

  • Ultimo
    Mercoledì 9 febbraio 2022

    ...è il cancro dell’anima. ho 50 anni e da decenni sto " combattendo " con questo mostro. Psicoterapie, psicofarmaci, psicoanalisi: tutto vano. i pensieri che zampillano come una sorgente in primavera. Non vedo la fine. Che senso ha vivere in questo modo ? Forse sarebbe meglio resettare tutto con la morte.

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Sanne
    Martedì 8 febbraio 2022

    Ciao Sanne, grazie per la tua partecipazione. Questo spazio di accoglienza e ascolto vuole favorire uno scambio di informazioni e soprattutto un reciproco sostegno, con la speranza di concedere una piccola tregua a quel carico emotivo a volte troppo pesante da portare. Benvenuta

  • Sanne
    Venerdì 4 febbraio 2022

    Ciao, non so mai da dove cominciare quando parlo della mia storia.. Vorrei non essere brutale ma avere un po’ di delicatezza verso chi mi ascolta/legge, ma forse non c’è proprio modo per alleggerire le esperienze devastanti che ho vissuto e sto vivendo. Quindi lo dico e basta..ho perso per suicidio le due persone che più mi abbiano voluto bene: la mia mamma, quasi 10 anni fa, e il mio compagno, l’anno scorso. Il padre dei miei figli, piccoli, che per loro non ci sarà. Nessuno dei due aveva depressione conclamata alle spalle, non erano morti annunciate, sono arrivate come squarci in una vita apparentemente normale. Mi sento vittima di una grande ingiustizia, ma mi sento anche responsabile. Trovo tanto conforto nel conoscere altri sopravvissuti, e nel sostenersi a vicenda, un po’ a turno, parlando tanto. nei momenti bui e fatti di alti e bassi che viviamo. Abito vicino a Milano. Intanto mando un abbraccio a tutti.

  • Fabiola
    Sabato 29 gennaio 2022

    Sono una survivor. Mio padre mi ha lasciato a 59 anni, 25 anni fa. Avevo 20 anni e quel week-end me ne ero andata alla Biennale di Venezia coi miei amici. Avevo chiesto aiuto al suo psichiatra tre giorni prima, perché mio padre, uomo dall’intelligenza e sensibilità fuori dal comune, manifestava da tempo segnali di disagio superiore al normale, eppure lo psichiatra mi aveva rassicurato, convinto che mio padre non avrebbe mai compiuto niente di grave, tantomeno un gesto estremo. Dopo aver abbandonato mio padre alla depressione maggiore, sono rimasta a mia volta sola ad affrontare la sopravvivenza. Ricordo a malapena che l’unica persona che tentò di offrirmi un conforto istituzionale fu il comandante dei carabinieri, che mi parlò a lungo, anche se non ricordo nulla... Ora, vorrei offrire se posso un sostegno a chi sta vivendo questo dolore, perché chi se ne va purtroppo apre un doloroso dubbio in chi resta: "Non valeva la pena vivere per stare al mio fianco?” È a questa risposta che poi, ogni giorno che resta, bisogna dire sì, consapevoli che la malattia ha annullato quel sì.

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Maredentro
    Sabato 1 gennaio 2022

    Cara Maredentro, grazie per averci scritto, i vostri messaggi in bottiglia danno un grande senso alla nostra piccola associazione. A volte la causa della sofferenza non sta dentro, ma fuori, nelle strutture carenti incapaci di riconoscere e accogliere chi "non riesce a tenere insieme i pezzi di sé". Noi ci impegniamo nel dare voce al disagio, nella speranza di sollecitare professionisti, istituzioni e pubblica opinione verso una presa in carico diversa, negli intenti e nelle azioni. Affinché sollievo e guarigione siano un diritto e un traguardo. E la speranza succeda alla disperazione.
    Grazie per aver richiamato l’attenzione alla Natura, supporto di grande aiuto, generoso di luce e di forza.

  • Maredentro
    Venerdì 31 dicembre 2021

    Mi trovo a combattere con questo disagio da circa 13 anni, intervallati da momenti felici ma troppo dipendenti, questi momenti, da cause esterne. Ho provato più strumenti per cercare di uscirne ma mi sembra che raramente la depressione venga affrontata con la giusta serietà. Anzi, spesso mi sento trattata come se i miei fossero i capricci di una persona immatura. E potete capire che la cosa non fa altro che aggravare la situazione in quanto alla depressione si aggiunge il senso di colpa per non riuscire ad uscirne. Esiste un luogo serio, e che magari implichi anche il contatto con la natura, per riuscire a debellare questo mostro che ogni giorno fa morire un piccolo pezzo di me?

  • Roberto Vezzosi
    Giovedì 30 dicembre 2021

    Nel vedere "Amica di salvataggio", il documentario dedicato ad Alessandra, oltre alla forte emozione sono rimasto particolarmente colpito dal "pozzo" in cui si cade e dal quale molti non fanno ritorno. Spero vogliate accogliere questa mia poesia, nata dall’emozione del docufilm, come l’augurio un nuovo anno all’insegna della rinascita.

    IL POZZO

    Nessuno sa cosa ci sia laggiú
    Immaginando cosa riaffiori a galla
    Carrucola che gira su e giú
    Bruco che non diventa farfalla

    Cavitá senza fondo
    Corda troppo corta
    Licenziandosi dal mondo
    Carezza che non conforta

    Veritá ben nascoste
    Secchio della fortuna
    Annientati dalle batoste
    Ognuno con la sua luna

    Nero come il risveglio
    Monetina lanciata e caduta
    Facendo del proprio meglio
    Dissetandosi con un calice di cicuta

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Blu
    Giovedì 16 dicembre 2021

    Ciao Blu, sostenere il prossimo è un valido strumento di aiuto anche per se stessi. Questo spazio è dedicato a chiunque desideri partecipare e condividere la propria testimonianza, riflessioni sul senso della vita e dell’inquietudine che a volte l’accompagna, ma anche i propri spunti verso disegni e iniziative che si propongono di recuperare e mantenere il benessere fisico, psicologico e sociale, al di là di un concetto di salute intesa nella dimensione riduttiva di assenza della malattia.

  • Gli Amici di Salvataggio / Rispondendo a Ki Ba
    Giovedì 16 dicembre 2021

    Buongiorno Ki Ba, con piacere informiamo che stiamo preparando il bando per l’edizione 2022 del Premio Letterario Alessandra Appiano, che sarà presto visibile anche sul sito. Benvenuta Ki Ba, assieme a tutti coloro che vorranno partecipare!

  • Blu
    Giovedì 16 dicembre 2021

    Sopravvissuto a una madre morta di depressione e mai conosciuta quando avevo 17 anni , e a un padre andato via l anno dopo . Ne ho 41 , ed è giunto il momento di restituire qualcosa , vorrei essere di aiuto agli altri ,

  • Ki Ba
    Mercoledì 15 dicembre 2021

    Buongiorno, vi contatto per sapere se è prevista una edizione 2022 del Premio letterario Alessandra Appiano. Rimango in attesa di un vostro gentile riscontro. Grazie mille.

  • Gli amici di salvataggio / Rispondendo a Yu
    Giovedì 11 novembre 2021

    Grazie Yu per aver trasmesso la tua forza vitale, che seppur così strettamente legata al dolore, lo vince. Per lottare e strappare il sorriso della mamma. Perché la vita è.

  • yu
    Lunedì 8 novembre 2021

    Ciao 18 mesi fa la mia compagna ha deciso di andarsene come dice lei nel momento più bello della sua vita , mi ha scritto una bellissima lettera ringraziandomi di essere stato una persona speciale , mi ha affidato la sua mamma e lei a me . Una Donna estremamente piena di talenti di altruismo di una semplicità disarmante e libera. Ogni giorno mi sveglio e cerco di vivere giorno al giorno , il dolore e la sofferenza l’ho nascosta nella parte più profonda del mio cuore , una parte di me era con lei nei suoi ultimi momenti. Penso di dover ripartire da quella lettera ma la vita è! Lotterò fino alla fine per poter strappare il sorriso della mamma. La vita è!

  • Gli amici di salvataggio / Rispondendo ad Altro Pianeta
    Lunedì 8 novembre 2021

    Grazie a te per aver scelto di raccontarti. A volte la presa in carico da parte di uno psichiatra può non bastare, se non supportata da una rete di accoglienza, dal lato psicologico ma anche sociale. Le vostre parole confermano questa triste verità, ma si prestano anche a portarla alla luce. In questo spazio è possibile esprimersi, ascoltare, confrontare, perfino ipotizzare un incontro per sollecitare un sistema ancora lacunoso nell’affrontare sindromi tanto antiche quanto ancora misteriose. Come arrivassero da un Altro Pianeta.

  • Altro Pianeta
    Domenica 7 novembre 2021

    Sono un ex ragazzo di 56 anni, soffro di problemi di integrazione con gli altri fin da bambino, emarginazione, solitudine, compensata in parte dal rapporto con i miei familiari e dal vivere in altri mondi di fantasia come quello dei comics. Funzioni cognitive a posto, un diploma superiore con 52/60, un lavoro per dodici anni come programmatore e poi la discesa , il continuo rifiuto da parte degli altri, il disprezzo, lo sfottò, mi hanno fatto cadere in una depressione vera e propria, con tendenze paranoidi. Presa in cura da parte di uno psichiatra , farmaci, tentativi di psicoterapia inconcludenti, parole, fiumi di parole, nessun risultato. Ho tentato il suicidio due volte assumendo farmaci , non è andata in porto nessuna delle due. Se sarà ho capito che dovrò scegliere un altro metodo. Cosa mi piacerebbe? Incontrarvi come persone che sono passate dalla mia esperienza, sia pure in altre circostanze, non aggiungermi ad un forum online, quello non mi interessa. Grazie per avermi ascoltato e saluti a tutti.

  • Gli amici di salvataggio / Rispondendo a Saverio
    Sabato 30 ottobre 2021

    Caro Saverio, grazie per aver condiviso qui la tua sofferenza. Il dolore psicologico non facilita il faticoso tentativo di trovare risposte a tante domande, che troppo spesso non ricevono la giusta attenzione da parte degli addetti ai lavori. Resta con noi.

  • Gli amici di salvataggio / Rispondendo a Margherita
    Sabato 30 ottobre 2021

    Cara Margherita, purtroppo chi vive un disagio psicologico in questo paese non viene facilmente riconosciuto, accompagnato ed accolto in tempi e modi perfetti o corretti. Come scriviamo a cappello dei vostri interventi, è nostro obiettivo e desiderio che il dolore legato alla sopravvivenza diventi utile, dunque guardiamo avanti e abbandoniamo il rimorso legato a quello che non abbiamo saputo fare, perché potrebbe essere quello che non abbiamo potuto fare. Affiancare chi è vittima di una malattia psicologica è un compito gravoso che necessita del sostegno da parte di strutture tecniche e sociali non sempre così disponibili e presenti sul territorio o così facili da individuare.

  • Gli amici di salvataggio / Rispondendo a G.
    Sabato 30 ottobre 2021

    Grazie a te G. per averci scritto e condiviso con noi la difficoltà ad aprire la porta della tua sofferenza in questo momento. Continua a leggerci. La vostra presenza, in questa società distratta, è per noi preziosa.

  • Saverio, Torino
    Giovedì 28 ottobre 2021

    Tutto gira veloce e inafferrabile, non mi sento adeguato, mi addormento al lavoro perché non riesco ad interessarmi a quello che fino a un anno fa mi appassionava. Non riesco a pensare ad un progetto, pur minimo e materiale che sia. Alle volte ho paura che perfino il mio respiro potrebbe essere troppo… L’idea di non trovare un luogo dove rifugiarmi mi fa provare un dolore che si addensa nelle mie cellule e mi aspetto che scoppino da un momento all’altro. Sto seguendo una cura farmacologica e un percorso di psicoterapia; chi mi vuole bene controlla che io assuma i farmaci che uno psichiatra in vista mi prescrive. Ci vuole tempo, bisogna aspettare. Quanto dobbiamo aspettare prima di tentare un’altra molecola? Che cosa devo dire all’analista che mi sorride quando entro nella sua stanza sedendomi al posto di quello che è appena uscito? Che cosa ha fatto rotolare tutto verso questo baratro? Quante domande restano senza risposta?

  • Margherita, Monza
    Venerdì 22 ottobre 2021

    Eravamo compagne di corso, pochi mesi tra la mia e la sua laurea. Abbiamo iniziato con qualche stage da rinnovare che ci ha concesso ben poca autonomia economica, così abbiamo scelto di condividere un affitto. Stavamo bene, malgrado i suoi momenti di chiusura, che accettavo e imputavo al suo carattere… Era un concentrato di fascino, molto corteggiata, ma i suoi rapporti finivano presto, si esauriva l’entusiasmo, diceva. Mi confidava che aveva paura della sua vulnerabilità umorale e della reazione degli altri, soprattutto al lavoro, quando temeva che la sua tristezza fosse più visibile della sua professionalità. Forse si sbagliava, perché nessuno si era accorto di quella tristezza o almeno non della sua entità. Frequentava una psicologa da tempo, come fanno in tanti, ma non l’ho mai vista assumere antidepressivi. Se ne è andata così, inaspettatamente per noi che non volevamo vedere, che non volevamo credere, perché forse ci sembrava troppo oneroso il compito di aiutarla, o di capirla. Di lei, assieme a un bellissimo ricordo e al dolore della sua perdita, mi è rimasto un grande rimorso.

  • Gli Amici di salvataggio / rispondendo a Graziano
    Giovedì 21 ottobre 2021

    Ciao Graziano, pubblichiamo volentieri le tue parole, sperando che siano state almeno un po’ liberatorie per te e possano arrivare anche a qualche addetto ai lavori che ci legge… Perché di soli farmaci non si può guarire.

  • G
    Giovedì 21 ottobre 2021

    Apprezzo questo sito. Considero prezioso la condivisione del proprio dolore. Il coraggio di parlare, di condividere in una società distratta . Grazie per tutto quello che ho potuto leggere e per i suggerimenti di approfondimento. È ancora troppo presto per me condividere il mio e non so se ne sarò mai capace . Per ora vi ringrazio per lo spazio di lettura che aiuta un quotidiano difficile.

  • Graziano
    Martedì 19 ottobre 2021

    Soffro. Malgrado gli antidepressivi, che non sono mai bastati, che non sono mai quelli adeguati al mio stato, che lasciano sempre il posto all’illusione di un risultato, che hanno bisogno di troppo tempo per funzionare, ma che sono così rapidi nei loro molteplici effetti collaterali. Odio questi farmaci che non mi restituiscono la felicità, e nemmeno me stesso. Odio chi me li prescrive, chi mi suggerisce di assumerli, chi mi obbliga, chi mi controlla, chi diffida di me, chi mi vede spacciato e mi commisera malgrado le terapie e specialisti... Il mondo mi vede come un contenitore vuoto, che altro non può contenere se non farmaci, in tutte le loro variegate molecole… Graziano, Lecce

  • Gli Amici di salvataggio / rispondendo a Flavia
    Lunedì 18 ottobre 2021

    Ciao Flavia, ospitiamo il tuo grido di aiuto. Noi siamo qui ad accogliere i vostri appelli affinché nessuno possa giudicare, disprezzare, compatire, ma debba comprendere e collaborare e dare a chi soffre il supporto adeguato in qualsiasi campo utile, da quello psichiatrico e psicologico a quello sociale, politico o spirituale… perché la sofferenza possa trasformarsi in volontà di ritrovarsi e ripartire.

  • Flavia, Modena
    Lunedì 18 ottobre 2021

    Una manciata di anni fa ho cominciato a sdoppiarmi senza che nessuno se ne accorgesse, in segreto, come una ladra, un’anima sempre costretta a nascondere una colpa. Avevo 36 anni, nel pieno della vita… che è diventato vuoto. Ho imparato a sorridere agli altri mentre dentro bruciavo di disperazione. Custodivo soltanto il desiderio di isolarmi perché non trovavo più l’energia di abbozzare un alter ego per essere accettata dalla gente normale, la razza sana: categoria che si può permettere errori, fragilità, tonfi, assieme alla possibilità di correggersi, rinforzarsi, rialzarsi, senza essere reclusa nel buio dei dimenticati, degli anormali, dei pazzi, di chi è pericoloso o inutile, impedimento o carico troppo gravoso. Ma sono stanca anche di nascondermi e qualche volta mi domando se qualcuno possa accorgersi di me e del mio dolore senza giudicarmi, disprezzarmi, compatirmi. Per portarmi in salvo, a terra, per darmi l’opportunità di provare almeno a ritrovare le mie radici, per ripartire da quella che ero…

  • Gli Amici di salvataggio / rispondendo a Isabella
    Giovedì 22 luglio 2021

    Grazie a Isabella e a tutti coloro che ci scrivono; se qualcuno li volesse contattare, può farlo tramite noi. A distanza di alcuni mesi dalla nascita di questa umile associazione e del suo sito, due cose impressionano. La prima, la presenza quasi esclusiva di voci femminili, come se i maschi fossero immuni alle sindromi psichiatriche più violente, oppure incapaci di manifestarle (che invece è il primo passo per combattere lo stigma). La seconda cosa, ancora più impressionante, è l’assenza totale di voci di "addetti ai lavori", si tratti di medici, terapeuti, educatori... Un universo complesso e frastagliato, ma almeno in questo caso compatto nel suo silenzio assordante. Deve essere vero che certe malattie hanno un potente alleato nella solitudine.

  • Isabella Fiore
    Giovedì 22 luglio 2021

    L’inferno dentro che ha provato... l’ho purtroppo conosciuto ....quando dice "divisa" riesco a ricordare immediatamente quello che ho avuto....tre anni fa...la sensazione che non ero io...non ero piu capace di gestire me stessa ...."fuori" cercavo di restare ferma, cercavo di muovermi solo se necessario e lentamente ...perche dentro avevo l’inferno...era tutto troppo veloce ... pensieri che si accavallavano e incrociavano.... quando mi è successo per la prima volta era stato perché avevo stupidamente interrotto in maniera brusca una terapia... quindi anche io per un effetto collaterale di uno psicofarmaco ho avuto una crisi (di astinenza) che mi portava quello che ha descritto e che era veramente disumano sopportare, e capisco quando dice che non era lei...perché anche io avevo la sensazione di vedermi da fuori ma nello stesso tempo sentirmi dentro...quello che mi ha salvata è stato restare immobile in un lento per diverso - diverso tempo .....e la costante compagnia di una persona al mio fianco che doveva letteralmente vegliare su di me...e ancora oggi mi domando come una persona in evidente stato di difficoltà come quello che ha vissuto Lei sia stata lasciata a se stessa, abbandonata al suo dolore senza un supporto continuo....spero davvero che questa associazione possa diventare sempre più grande per dare luce e forza dove ce n’è piu bisogno!

  • Dany66
    Giovedì 22 luglio 2021

    Non so da dove iniziare....so che soffro da anni di immensa solitudine anche se circondata da figlie, genitori, amici, lavoro...il buio esiste lo stesso, il vuoto esiste lo stesso, il senso di inutilità esiste lo stesso, i sensi di colpa, l’ansia che sfocia nel panico, il dolore costante nel cuore, il dolore nella testa, il terribile bisogno di non esistere più. Le conosco tutte, queste sensazioni e al momento non c’è via d’uscita. Ho amato Alessandra e mi sento avvolta nel suo abbraccio. Perché penso di sentirmi esattamente come si è sentita lei. La sento dentro di me...Non so perché...l’ho conosciuta solo attraverso la tv. E l’ultimo documentario è stato un emozione indescrivibile. Si respirava la sua anima...e respiravo anche la mia.

  • Giusi
    Venerdì 16 luglio 2021

    Ho subito un importante intervento al cuore, però mi sto rendendo conto come la mia fragilità (guardavo spesso il balconcino della mia camera in modo strano sentivo dentro di me una voce che mi diceva buttati giù), sia stata affrontata dai sanitari del centro di riabilitazione dove ero ricoverata con molta attenzione. Il personale sanitario era sempre in giro, mi cercavano spesso per fare due chiacchiere sia pur banali, ma per me importanti due risate ci scappavano sempre. Mi sembra inaccettabile l’idea che a una paziente come Alessandra, ricoverata in una struttura che avrebbe dovuta curarla e proteggerla, sia stato permesso di entrare ed uscire a Suo piacimento.

  • Angela
    Mercoledì 14 luglio 2021

    Conosco la depressione da anni è una malattia devastante vivere non sai più cosa significa e a nessuno importa. Per aiutare chi soffre ci vuole una forte presa ma i depressi la società li evita e non c’è cosa peggiore che sentirsi dire dai su datti una mossa.

  • Mariella
    Domenica 27 giugno 2021

    Il documentario di ieri sera (Rai2, giovedì 17 giugno 2021, n.d.r.) sulla vita di Alessandra Appiano mi ha commossa come non accadeva da tempo con un programma in TV. Ho trovato delicatezza e profonda attenzione in ogni dettaglio...non sapevo che Alessandra fosse finita così, in realtà non ricordavo il suo nome ma ho subito riconosciuto quel volto così noto e l’espressione intelligente. Che bellissima idea questo documentario, quanta cura nei dettagli: dalle interviste alle citazioni dei romanzi, alle stanze della sua casa che mi hanno messo i brividi per l’autenticità del racconto... e che dire della voce narrante? Semplicemente grandiosa Lella Costa ma questo per mia fortuna lo conoscevo già. Il tema è stato trattato senza creare disagio, o angustiare lo spettatore ma così, come un guscio che lentamente si apre e lascia intravedere la verità di una vita bella e coinvolgente, fatta di alti e bassi, di luci abbaglianti ed ombre profonde, per chi le sa osservare. Grazie ancora, vi saluto augurandomi che in televisione possa esserci altro spazio per racconti così. Da allora Alessandra è anche nei miei pensieri.

  • Michela
    Giovedì 24 giugno 2021

    Sembra che non esiste aiuto chi è depresso e per la famiglia

  • Gli Amici di salvataggio / rispondendo a Sole
    Mercoledì 23 giugno 2021

    Cara Sole, quel che possiamo fare è pubblicare il tuo messaggio nella speranza che venga condiviso dal maggior numero di persone possibile. E nella speranza che le istituzioni, venendo a conoscenza di quanto è carente nel nostro Paese l’assistenza e la cura dei disturbi dell’umore, di come i giusti principi della legge Basaglia sono stati applicati solo in parte e si a volte si traducono nel concreto in una sorta di “abbandono legalizzato”, si decidano a intervenire.

  • Sole
    Mercoledì 23 giugno 2021

    Sono la mamma 85enne di una figlia, ora 62enne, che è sopravvissuta a due tentati suicidi. Il primo da adolescente per anoressia mentale, il secondo per droghe pesanti. È sopravvissuta perché, nonostante tutto è forte e la sua anima d’artista l’ha sorretta. Da qualche anno, dopo diversi lutti, soffre di depressione e disturbo bipolare. Prende diversi fatmaci e gli effetti collaterali sono pesanti. È seguita da un CPS che distribuisce solo farmaci e non dà altra assistenza, mia figlia vive con me e sopravviviamo a malapena con la mia pensione. Mia figlia vorrebbe tanto avere un’occupazione, uno scopo di vita, dopo le tante delusioni patite, ma nessuna struttura sociale sembra farsi carico di queste problematiche. Non so cosa possa fare la vostra bella Associazione, ma mi auguro tanto che una strada ci sia.

  • Gabriella
    Domenica 20 giugno 2021

    Mio figlio era particolarmente intelligente, bello come il sole, con uno spiccato senso dell’umorismo, purtroppo aveva una patologia psichiatrica e per questo affidato alle cure di uno psichiatra dell’igiene mentale. Come molti pazienti non accettava sempre di curarsi temendo gli effetti collaterali che gli portavano queste medicine. Un giorno ha deciso di mettere fine a una vita tormentata dal dolore e dalla sofferenza. Non una parola, non una telefonata di condoglianze da parte del personale del Dsm, uno schifo totale. Disinteresse completo, mio figlio era uno dei tanti, una cartella clinica. Non è sufficiente attendere il paziente e basta, ci vuole assistenza domiciliare, non si può lasciare tutto sulle spalle della famiglia. Purtroppo però interesse per questo tipo di malattie non ce n’è, tutte le altre malattie sono attenzione, queste no. Sono rimasta incantata da "l’amica di salvataggio" trasmessa dalla RAI, tutto trattato con estrema delicatezza. Grazie, davvero

  • Gli Amici di salvataggio / rispondendo a Marilena
    Sabato 19 giugno 2021

    Cara Marilena, purtroppo la nostra Associazione non dispone di risorse e competenze per poter offrire un sostegno diretto, possiamo solo offrire uno spazio pubblico di condivisione, siamo nati anche per questo. Speriamo che qualcuno anche scrivendo a questo sito (se ci autorizzi a dare il tuo contatto) possa darti indicazioni utili; ma non possiamo non notare come le richieste di aiuto superino di gran lunga le indicazioni di supporto. Le istituzioni e gli addetti ai lavori tacciono, non ultimpa tra le emergenze che riguardano le sindromi psichiatriche nel nostro paese.

  • Marilena
    Sabato 19 giugno 2021

    Ho bisogno disperato di aiuto. Mia figlia è da diversi anni chiusa in casa non lavora non studia. Soffre di depressione e ansia sociale almeno credo visto che non si riesce di parlare con lei se non raramente di questo argomento. È in cura da una psichiatria ma a noi genitori non dice niente visto che la ragazza è maggiorenne. Noi siamo estremamente allarmati non sappiamo come comportarci. Cosa fare cosa non fare. Stiamo perdendo la voglia di fare tutto.. Se fosse possibile avere indicazioni su qualche associazione che può aiutarci nella ns. Città vi saremo grati. Grazie, vi contatto da Firenze.

  • Rizzo
    Venerdì 18 giugno 2021

    Ho visto con attenzione la trasmissione dedicata ad Alessandra Appiano. Riconosco il suo malessere, lo stesso che ho vissuto tante e tante volte nella mia vita, pensavo che era il frutto di una delusione sentimentale oppure un disturbo presente al cambio stagionale,oppure il deserto di una prova spirituale,ma ,comunque un dolore non spiegabile, non gestibile,incomprensibile e inutile. Difficile accettare questa patologia,impossibile riconoscersi quando in silenzio si insinua nella mente,tremendo convivere con essa. E poi quando il miracolo appare per via di una pillola magica che a fatica e con lentezza agisce, la tentazione di lasciare il farmaco è forte e la volontà di sospendere quel salvavita è certa. Ma poco dopo ci si ritrova nel baratro, di nuovo a fare i conti con le cose che non tornano e con il cervello che gira a vuoto ancora peggio di prima, e si ricomincia daccapo alla ricerca di un medico più bravo perché forte è la tentazione di mollare tutto compresa la vita.

  • Daniela Vaninetti
    Sabato 12 giugno 2021

    Ciao Alessandra dolce ed elegante donna che ho incontrato nel mio cammino. Il giorno che ti vidi entrare all’ospedale Villa Turro rimasi colpita dalla tua eleganza. Stavo molto male, del resto anche io e per questo chiedi aiuto ai reparti psichiatrici di Milano. Non ero al sicuro nel mondo reale, mi svegliavo al mattino pensando a come avrei potuto morire. Il pensiero di farmi chiudere dentro ad una struttura mi dava sicurezza, forse l’unica sicurezza che potessi avere in quel tempo. Ad oggi ti voglio dire che neppure quello era sicuro, però Alessandra voglio anche dirti che sicuramente se tu c’è l’avessi fatta, noi saremmo rimaste amiche per sempre. Eri molto bella quel giorno, malgrado fossi completamente sofferente e anche incredula su quello che ti stava succedendo. Il male che si prova è surreale, inspiegabile a chi non l’abbia mai provato. Io l’ho chiamato la “ morte in vita”. Con te c’era tuo marito che sofferente non sapeva neppure lui che fare. Avrebbe dato la sua vita per te .... ma non poteva fare nulla se non cercare di amarti con tutto se stesso. La sera ci siamo parlate e tu mi hai detto che ero molto elegante con il mio pigiama e sciarpa sulle spalle... sì, perché io malgrado il mio male mi sentivo meglio dentro il mio pigiama Muji, sciarpa in lana e chiodo in pelle. Credo che questi indumenti fossero un po’ come un abbraccio della mamma quando eravamo piccoli. Ricorderò per sempre noi due sedute a fianco senza parlare, io che guardavo il tuo anello e la tua borsa. Pensavo che se fossimo state alla fermata del bus non ci saremmo conosciute ma lì dentro eravamo uniche. Tu avevi molte crisi ed io speravo .... ti chiudessero dentro la camera. Cercavi aiuto e chiedevi di essere messa in una cella o in prigione, come dicevi tu . Come ti ho capito Alessandra .... Ho sofferto con te perché mi sentivo allo stesso modo, solo che io piangevo e invece tu urlavi. Non sono un medico per giudicare ma credo che i medici abbiano sottovalutato quello che stava succedendo. Ti preoccupavi delle creme, abiti, borse che non sapevi più dove collocare o gestire. La camera non era adeguata per te .... ma non hanno capito che quello era il problema, non sapevi più gestire la tua vita. Forse in cuor loro hanno pensato fossi capricciosa .... invece era un richiamo . Un po’ come quando un bambino fa i capricci ma per un motivo serio. Ti ricordo, Alessandra, accanto a me a disegnare e tu che mi dicevi io non so disegnare, a che serve. La tua ultima sera l’hai passata davanti alla TV, ricordo che mentre io passavo hai alzato la mano e mi hai fatto un cenno con la mano e un sorriso che non dimenticherò mai. E’ stata l’ultima volta che ti ho vista, Ale. A colazione ti ho cercato ma non c’eri, a pranzo neppure ....Alle 14.00 una persona mi ha detto che eri uscita .... per non tornare più ... ed e’ come se io lo sapessi ... Sì, lo avevo pensato. Venti giorni dopo mi hanno dimesso. Non c’è giorno che non ti pensi e non c’è giorno che non pensi che saremmo state grandi amiche. Ti voglio bene ! Superstite da questo male chiamata depressione, voglio firmarmi con il mio vero nome, perché BASTA nascondere questa malattia mentale. Daniela Vaninetti

  • Ilaria
    Mercoledì 17 febbraio 2021

    Conoscevo la cara Alessandra per la sua fama, purtroppo sembrerà strano, solo in questi giorni e casualmente ho appreso della sua scomparsa avvenuta quasi tre anni fa. Le notizie e i video in cui viene spiegata la sua vicenda descrivono una morte completamente assurda... Il fatto veramente tragico non è la fine di Alessandra per come sia avvenuta, ma come si sia potuto arrivare a tanto essendo lei assistita da una struttura, è completamente inutile dire che il suo sia stato un gesto volontario, dato che il luogo in cui si trovava serviva proprio ad evitare gesti di questo tipo. Lavoro come lavandaia in una rsa dal 2015, beneficio della legge 68/99 (categorie protette), ho un’invalidità civile al 50% a causa di una disabilità psichica con diagnosi di depressione reattiva, ho fatto psicoterapia per quasi 10 anni, ho quindi esperienza di certi disturbi sia come ex paziente, sia per la mia attuale professione. Due anni fa per un corso di formazione mi sono recata nella clinica psichiatrica Villa Cristina a Nebbiuno (Novara), dove vengono curati pazienti affetti da diversi disturbi mentali, e in quell’occasione mi capitò un episodio che si lega alla mia incredulità riguardo alla degenza di Alessandra. I malati venivano sorvegliati nei saloni interni e negli spazi aperti fuori della villa; io, curiosa come sono, mi misi a perlustrare tutti gli spazi esterni mentre ero in pausa dal corso, ma subito mi trovai il braccio sulle spalle di una operatrice che mi diceva di non oltrepassare gli spazi, gentilmente le dissi che ero una corsista e mai sarei scappata... Per questo mi chiedo, al di là del permesso per il caffè, come mai non c’era un sorvegliante per Alessandra, e come mai i medici pur sapendo della patologia e dei farmaci non avevano adottato delle misure più stringenti. Posso capire che a volte il personale è poco e stanco, ma continuo a ripetermi come sia stato possibile allontanarsi così facilmente da una struttura dedicata. A mio avviso tutto il personale medico della struttura è chiamato a rispondere di gravi responsabilità, proprio chi aveva in quel momento il compito di tutela di un malato è venuto meno a ciò. Mi auguro che queste responsabilità omesse dell’Ospedale vengano accertate perché lo stesso personale un giorno che non auguro potrebbe essere nella stessa situazione, con un parente ricoverato ma per nulla tutelato.

  • Ivana C.
    Domenica 29 novembre 2020

    Sono molto grata a Nanni Delbecchi e alle persone che hanno collaborato con lui per far nascere questa associazione dedicata ad Alessandra Appiano, che offre la possibilità alle persone che vivono, o hanno vissuto, il dramma della malattia mentale, di potersi confrontare con qualcuno che ti ascolta, ti capisce, può darti dei consigli. Le esperienze degli altri possono aiutare a non farsi sopraffare dalla disperazione, è importante infatti che non venga mai meno la speranza che la situazione possa cambiare. Ho chiesto di far parte di questa associazione perchè conosco molto bene la depressione e tutte le sofferenze che accompagnano questa terribile malattia che colpisce tante persone, e di conseguenza tante famiglie, che non sanno a chi rivolgersi per avere delle cure adeguate. L’esperienza della malattia mentale io l’ho vissuta come familiare, la depressione aveva colpito mio figlio adolescente. Posso affermare che è veramente insopportabile e devastante vedere soffrire le persone che amiamo ed essere completamente impotenti. Ho deciso di condividere questa mia esperienza, durata circa 20 anni, con persone che si trovano a vivere situazioni simili, perchè solo che ha vissuto momenti così dolorosi può capire quello che si prova. Partendo dalla mia esperienza sono convinta che condividere pensieri e preoccupazioni con qualcuno che ti ascolta con attenzione ed empatia rappresenti un sostegno molto importante.

Le tendenze della psichiatria

Di depressione si può guarire, ma si può anche morire. Per questo la scelta dei terapeuti, della compatibilità tra paziente e terapeuta, delle cure e - nei casi estremi - delle strutture ospedaliere è decisiva. Oggi la psichiatria punta principalmente sul trattamento farmacologico. Una visione fredda, tecnicistica dei disturbi dell’umore. Si cura il cervello assai più che la psiche. E’ innegabile che l’evoluzione degli psicofarmaci abbia cambiato radicalmente le prospettive della psicoterapia, ma il rischio è che tali terapie farmacologiche non siano supportate da una capacità di ascolto e di partecipazione emozionale, e dunque di capacità diagnostica. Mentre i sintomi della depressione si facevano sempre più violenti, Alessandra è passata senza successo da un consulto all’altro, sperimentando i vuoti e le carenze della sanità pubblica, i tempi infiniti per prendere un appuntamento anche a caro prezzo, i limiti di una psichiatria appesa all’ultima molecola del Big Pharma. L’odissea di visite e consulti si è conclusa con la fuga solitaria dall’ospedale in cui era ricoverata anche perché nessun terapeuta aveva saputo comprendere quanto fosse grave lo stato depressivo, con i rischi suicidari a esso connessi. La nostra Associazione vuole richiamare l’attenzione su chi non ha mai smesso di sottolineare quanto sia indispensabile la terapia di parola nella psichiatria. Le malattie mentali vanno trattate comprese e protette secondo un approccio olistico, altrimenti i rischi aumentano, a partire dall’evento letale.

Eugenio Borgna è il padre italiano della psichiatria fenomenologica, nella sua visione una “scienza dell’anima” nutrita di psicologia, medicina ma anche di filosofia e letteratura. Nella sua lunga vita di clinico e nelle sue numerose opere Borgna considera fondamentale la creazione di una “comunità di destino” tra terapeuta e paziente.

La psichiatria in ogni caso, nei diversi luoghi in cui si svolge, richiede modi diversi di ascolto e di dialogo, di silenzio e di cura che sia ricondotta alla ricerca di quello che avviene nella interiorità, nella soggettività, di chi cura e di chi è curato, in un intrecciarsi vivente di relazioni umane. La cura in psichiatria come forma di vita complessa, mai solo farmacologica.
Eugenio Borgna

Anche la logoterapia fondata da Viktor Frankl, il grande psichiatra viennese sopravvissuto ai campi di concentramento nazisti, va nella stessa direzione, fino a diventare una interpretazione di ogni esistenza umana in qualunque circostanza. Per Frankl chi piomba nella sindrome maniaco-depressiva è un essere umano che ha smarrito il significato della propria vita, quella volontà di significato che è la prima forza di motivazione dell’uomo. Al di là delle evidenze genetiche e neurochimiche, quel che chiamiamo sindrome depressiva nasce da una profonda crisi esistenziale elevata all’ennesima potenza. Di conseguenza, la logoterapia si basa sulla parola, sull’ascolto e sull’analisi della vita interiore. Se non si riesce a far ritrovare al depresso il significato della propria esistenza, e il valore della vita in sé, ogni altra terapia rischia di rivelarsi insufficiente.

L’interesse di un uomo per l’utilità della vita e la sua sofferenza è una preoccupazione esistenziale e non certo una malattia mentale. Interpretando la prima in funzione della seconda, un terapeuta può finire per seppellire la disperazione esistenziale del suo paziente sotto un mucchio di medicine tranquillizzanti. In realtà, è suo compito guidare il paziente attraverso le sue crisi esistenziali di crescita e sviluppo.
Viktor E. Frankl

Alla metà degli anni 70, in contrasto l’antipsichiatria secondo cui bisogna aprire i reparti ospedalieri e demedicalizzare la malattia mentale, il professor Giovanni Battista Cassano va controcorrente, e fonda il Centro per la prevenzione e la terapia della depressione presso la Clinica psichiatrica dell’Università di Pisa. Per decenni il Centro è stato l’approdo di pazienti provenienti da tutte le parti d’Italia, gravi depressi che non erano riusciti a capire come combattere questa malattia, dove una specifica diagnosi del tipo di disturbo e la capacità di non abbandonare a se stessi il malato e la sua famiglia sono la chiave di volta. Il “metodo Cassano” è stato criticato perché troppo legato a una visione biologico-genetica, per la centralità della terapia farmacologica e per il regime rigoroso di ricovero, quando ritenuto necessario. Ma come Cassano ha spesso ribadito, l’errore prospettico consiste nel considerare contrapposti la terapia di parola e quella farmacologica, che invece devono essere integrate. Non si cura la mente se non si cura il cervello, e viceversa, perché ogni depressione fa storia a sé. Inoltre, nei rari casi in cui si rende necessario, il ricovero deve garantire un forte regime di sorveglianza e un rigido protocollo anti suicidio, tanto più necessario quanto è centrale la terapia farmacologica, sebbene questo non sempre si applichi nei reparti delle strutture pubbliche cosiddette “aperte”.

Si ritiene che il 15-20 per cento di quanti soffrono di depressione bipolare sia candidato al suicidio. Ma ancora il suicidio non potrebbe avverarsi se i fondamentali istinti di vita non fossero compromessi. E invece l’istinto di conservazione viene meno, la spinta verso la vita si estingue, il legame con gli affetti si dissolve. La depressione è una malattia che annulla la volontà.
Giovanni Battista Cassano

Mario Tobino (Viareggio 1910-Agrigento 1991) oltre a essere un importante scrittore del Novecento, è stato a lungo primario di psichiatria nel manicomio di Maggiano, in provincia di Lucca, luogo al centro di alcune delle sue opere letterarie, tra cui il celebre Le libere donne di Magliano Il primato dell’umanità celebrato nei romanzi ha guidato anche il suo lavoro di medico; per questo, pur essendo amico personale di Franco Basaglia, Tobino fu uno dei rari avversari della Legge 180, quella che impose la chiusura dei manicomi. Una legge approvata in tutta fretta nell’Italia del terribile maggio 1978, come racconta Valeria Babini in Liberi tutti Il timore principale di Tobino era che, una volta chiusi i manicomi, non si sarebbe dato seguito a tutte le altre iniziative previste dalla legge per assistere i malati psichiatrici e le loro famiglie. Oggi possiamo dire che il poeta Tobino vide più lontano di quel pur esemplare teorico dell’antipsichiatria che fu Basaglia. Per tenere vivo e valorizzare ogni aspetto della multiforme figura di questo medico-scrittore che ha vissuto il suo tempo con un forte impegno civile, è nata nel 2006 la Fondazione Tobino. La si raggiunge all’indirizzo fondazionemariotobino.it

La follia è una malattia dell'intelletto, non del sentimento, che invece rimane integro.
Mario Tobino
Le tendenze della psichiatria
Le tendenze della psichiatria - 1 contributo
  • Michele Vecchione
    Giovedì 17 dicembre 2020

    PROTESTE E PROPOSTE inviate agli Organi Nazionali Psicologi Psichiatri Medici Ospedalieri Consiglio Forense Ministro Salute Ministro Giustizia; perché: LA VITA DI 1 PERSONA VALE PIÙ DI LEGGI E NORMATIVE VIGENTI! Diamoci tutti una MOSSA affinché CASI DOLOROSI che abbiamo subìto non abbiano a ripetersi. Ognuno faccia la propria parte.
    Gentili interlocutori chiamati in causa, sono il padre di 1 giovane di 43 anni che nel 2018 si è suicidato per molteplici motivi tra cui uno di natura psichiatrica.
    Andiamo con ordine: mio figlio in età maggiorenne si rivolse allo psichiatra di questo territorio che curava la madre per "DEPRESSIONE BIPOLARE", acché lo stesso psichiatra gli diede una cura da fare x il tempo necessario. Questo l’ho scoperto dopo; infatti, mio figlio non mi aveva detto nulla in merito; per cui DOMANDO: E’ TENUTO LO SPECIALISTA AD AVVISARE I FAMILIARI DI UN PAZIENTE CON PROBLEMI PSICHICI ANCHE SE MAGGIORENNE COME MIO FIGLIO? (PROTESTA).
    I seguito egli si recò presso lo studio di una psicologa a Roma x svariate sedute; anche qui non ne sapevo nulla, per cui DOMANDO: E’ TENUTA LA SPECIALISTA AD AVVISARE I FAMILIARI DI UN PAZIENTE CON PROBLEMI PSICHICI ANCHE SE MAGGIORENNE COME MIO FIGLIO?
    Successivamente per ben 2 volte si è recato presso il Pronto Soccorso dell’Ospedale di Frosinone per: INGESTIONE MIX DI FARMACI x cui veniva sottoposto alle cure del caso e dimesso per sua volontà perché MAGGIORENNE ed anche in questo caso noi FAMILIARI all’oscuro di tutto, per cui DOMANDO: SONO TENUTI I MEDICI DEL PRONTO SOCCORSO AD AVVISARE I FAMILIARI DEL PAZIENTE CON PROBLEMI PSICHICI ANCHE SE MAGGIORENNE COME MIO FIGLIO? (PROTESTA).
    Dopo questi episodi si rivolge ad 1 avvocato del territorio per questioni di giustizia pregresse riguardanti il posto di lavoro, ed anche in questo caso la FAMIGLIA all’oscuro di tutto, per cui DOMANDO: ERA TENUTO L’AVVOCATO AD INFORMARE I FAMILIARI DELL’ASSISTITO ANCHE SE NON A CONOSCENZA DEI PROBLEMI PSICHICI E ANCHE SE MIO FIGLIO ERA MAGGIORENNE? (PROTESTA).
    Pertanto, alla luce di quanto è accaduto, lo scrivente invierà delle PETIZIONI alle Camere per VALIDE PROPOSTE INERENTI questi casi, perché il fatto che i pazienti MAGGIORENNI con problemi psichici solo perché MAGGIORENNI I FAMILIARI RESTANO ALL’OSCURO DI TUTTO o per caso dobbiamo far dichiarare dal TRIBUNALE competente che il GIOVANE MAGIORENNE NON HA FACOLTA’ DI INTENDERE E VOLERE? Vi sembra NORMALE una cosa del genere? (PROPOSTA).
    Pertanto mi rivolgo alle SS.LL. in indirizzo diretto, nonché ai Signori Ministri per conoscenza ai quali invierò copia delle PETIZIONI annunciate. Concludo con questo PENSIERO: LA VITA UMANA VIENE PRIMA DI OGNI LEGGE E REGOLAMENTO!
    Infine, se richiesto, invierò la DOCUMENTAZIONE comprovante le varie fasi di quanto detto. In attesa di riscontro porge distinti saluti.
    Alatri, 9 dicembre 2020.
    VECCHIONE Michele

Gesto estremo e eutanasia. Due pesi e due misure

E dunque, chi compie un cosiddetto “gesto estremo” in preda a una grave depressione, in piena terapia farmacologica e per soprammercato in coerenza di ricovero, muore suicida o muore di malattia? Chiederselo è inevitabile, perché nel primo caso il termine “suicidio” copre ogni responsabilità altrui, nel secondo caso no. La prima ragione di un ricovero per grave depressione è scongiurare i raptus suicidari, eppure nel caso di Alessandra è accaduto l’esatto contrario: è stata dimessa dal suo reparto “causa decesso”.

L’Italia è uno strano Paese. Il medico che asseconda la volontà di “buona morte” di un malato terminale - l’eutanasia è una cosa, il suicidio un’altra - in Italia è perseguito penalmente; ma secondo la legge 180 il medico che, sottovalutando la gravità del suo stato, lascia in balia di se stesso il malato psichiatrico, sotto il profilo penale ne risponde con certezza solo in caso di Trattamento sanitario obbligatorio.

Gesto estremo e eutanasia
La legge 180. Utopia e realtà dell'antipsichiatria.

Franco Basaglia è stato un grande terapeuta e un grande uomo, pioniere di quella psichiatria esistenziale su cui anche questa Associazione vuole richiamare l’attenzione, perché se ne sente un gran bisogno. L’antipsichiatria di Basaglia ha raggiunto traguardi fondamentali come la chiusura dei manicomi lager e la liberazione dei cosiddetti “matti”. In questa clip “Chi non ha, non è” sono raccolte alcune sue riflessioni.

Ma come in ogni utopia, c’è il rovescio della medaglia. Il principio di autodeterminazione del malato mentale previsto dalla legge 180 ha di fatto deresponsabilizzato medici e ospedali psichiatrici di fronte a qualsiasi evento. Qualunque cosa accada, la sottovalutazione del disturbo, la riduzione di personale (con enormi risparmi e maggiori profitti per le strutture ospedaliere) e la mancanza di protocolli non rappresentano in linea di principio un reato. Dopo 17 giorni di ricovero, Alessandra diceva di stare sempre peggio e chiedeva di essere dimessa, contro il parere dei medici. Alle otto del mattino, subito dopo avere assunto i farmaci ha ottenuto un permesso per scendere nel giardino dell’Ospedale San Raffaele Ville Turro senza nessuno che la sorvegliasse. Dal giardino è riuscita a fuggire con estrema facilità e ha raggiunto l’Hotel Ramada distante 200 metri dall’ospedale. Le telecamere dell’albergo la hanno ripresa sull’ascensore che sale al solariun. Cosa è accaduto su quel solarium, dove è arrivata con l’agocannula della fleboclisi nel polso, non lo sapremo mai; se si è abbandonata a un raptus suicida, se osservando il vuoto ha avuto le vertigini se in preda a allucinazioni ha creduto di volare.

Non lo sapremo mai. Ma qualsiasi cosa sia avvenuta, si è trattato davvero di una “libera scelta”? Come si può attribuire al depresso la responsabilità di scegliere tra la vita e la morte, considerando che la morte è l’unica scelta non reversibile? Come è possibile che non si individui alcuna responsabilità in chi ha preso in cura pazienti sconvolti dal dolore mentale? In nome del rischio contagio da covid 19 siamo stati privati della libertà di uscire di casa; eppure il ricoverato psichiatrico parrebbe libero di raggiungere e lanciarsi da un ottavo piano.

Scrive Fuani Marino in Svegliami a mezzanotte, il libro vincitrice del Premio Alessandra Appiano per il 2020: “Quando i nostri organi vitali si ammalano gravemente, o smettono di funzionare come dovrebbero, corriamo all’ospedale, e non vorrei che l’antipsichiatria ci abbia tratti in inganno no a questo punto. Abolire i manicomi (luoghi di clausura, più che di cura) e restituire i malati psichici alla società è un conto, privare questi ultimi delle cure di cui necessitano in nome della loro libertà, è un altro.”

Per Alessandra non c’è più nulla da fare. Ma siamo convinti che se la giurisprudenza italiana vorrà porsi questo problema, prendere atto della necessità di colmare le evidenti lacune, molte altre vite potrebbero essere salvate.

La legge 180. Utopia e realtà dell'antipsichiatria
A ciascuno la sua droga

Se la depressione è un tabù, il ruolo giocato nei disturbi dell’umore dagli psicofarmaci è un tabù al cubo. Eppure, come ognuno di noi può verificare anche solo dalla lettura dei bugiardini, l’assunzione degli antidepressivi può abbattere i freni inibitori, rafforzare i pensieri di morte e tradurli in raptus suicidari in virtù del cosiddetto “effetto paradosso.”

Pubblichiamo di seguito l’inchiesta realizzata da Elisabetta Ambrosi per il mensile MILLENIUM di giugno 2018: per una triste coincidenza, proprio mentre Alessandra era ricoverata sotto psicofarmaci all’ospedale Villa Turro San Raffaele.

A Elisabetta abbiamo chiesto anche di spiegare come è maturata una scelta tanto scomoda.

Reportage: A ciascuno la sua droga di Elisabetta Ambrosi - MILLENIUM, giugno 2018

Psicofarmaci, il tabù dei tabù

di Elisabetta Ambrosi

Quando la sindrome depressiva, magari associata a un temperamento bipolare, si prolunga, se la terapia di parola sembra insufficiente a curarla, in molti pazienti subentra ciò che ormai sembra ovvio e che in nessun caso dovrebbe esserlo: il ricorso agli psicofarmaci. Principi attivi che agiscono sulle cellule neuronali, modificandole. Una variabile che dovrebbe essere gestita con attenzione maniacale perché le emozioni non sono più modificate da altre emozioni, ma da una spinta chimica, che se in teoria serve ad abbassare l’ansia o lenire la tristezza, spesso diventano una variabile, appunto, incontrollata. E la persona stessa, se non aiutata, rischia di confondere libertà e necessità, sentimento e spinta chimica. È esattamente qui che può scatenarsi l’inferno.

Se si sta peggio, ma il motivo a questo punto è diventato opaco, si cambia il farmaco, se ne aggiungono altri. Se si sta meglio, il farmaco si riduce, ma le conseguenze - l’effetto “rebound” – possono essere feroci persino se scalato, proprio come una droga. A quel punto chi soffre entra in un vortice, quello in cui non può più capire da che cosa dipendano i suoi stati d’animo. La situazione si aggrava se chi gli sta intorno lo invita a reagire, a provare di stare meglio, quando di fatto non esiste più alcuna volontà. Il risultato è la disperazione infinita, che è atroce perché non ha più nessun significato. È un buco nero di senso, e per forza, perché la semantica è stata stravolta.

È il tunnel non della depressione, come spesso viene chiamato, ma della mancata comprensione di quella depressione, anche a causa dei farmaci che tutto hanno deformato. A volte si riesce a uscirne. Bisogna essere fortunati, molto spesso è casuale. Altre volte uscire non è possibile, perché nulla è più comprensibile, e questo equivale al coma psichico capace di indurre pensieri di morte, perché la sofferenza è insopportabile. Per dare un’idea, è come vivere in un film dell’orrore che non si ferma più. Non c’è libertà. Non c’è scelta. Non è possibile altrimenti. Ma questo non vuol dire che la persona non abbia provato a salvarsi. Lo ha fatto, magari per lunghi mesi, attanagliato dalla paura crescente, dalla consapevolezza sempre più grande che l’alternativa non c’era. Il ricovero questo è, quasi sempre: una richiesta di aiuto infinita, la speranza che qualcuno si prenda carico di questa sofferenza che i farmaci hanno reso cieca. Perché ripeto, non è la sofferenza in sé che uccide, ma l’idea che da quella sofferenza non sia più possibile uscire.

Da qui

Di tutto questo nessuno parla. L'allarme sociale si focalizza sul consumo di droghe, anche giustamente, dallo spaccio allo strazio di morti giovani e assurde, devastate da nuove sostanze, pur con esiti identici a ieri. Ma della vendita incontrollata di psicofarmaci, spesso presi in dosi massicce da chi ne fa uso e non riesce a smettere, spesso chiesti al farmacista benevolo di turno che li dà senza ricetta - in fondo li prendi da una vita - sui media non esce una riga. Peggio ancora, nessuno parla di terapie fallite assegnate da medici, gli psichiatri, a cui la società assegna un ruolo quasi sacro, intoccabile, né di cosa accade quando si passa da uno specialista all'altro, magari per un ricovero, o di quando il passaggio, o il mescolamento, di vari principi attivi, vecchi e nuovi, produce effetti che possono diventare incontrollabili. Perché tutto ciò accade nella mente, che è "invisibile". Non è la garza lasciata nello stomaco, non è l'operazione andata male. Da qui è nata l'idea di questo reportage pubblicato sul mensile MILLENNIUM nel giugno 2018. Che, come spesso avviene, parte da una storia. Quella di un ragazzo, rimpallato da un Sert all'altro, imbottito di psicofarmaci fino, letteralmente, a morirne, ma cui è stata negata anche l'autopsia, perché "non erano droga". Una storia per raccontarne altre migliaia, una storia per denunciare il silenzio e l'opacità sul mondo della psichiatria e degli psicofarmaci che produce vittime senza colpa. Delle quali si dice solo la vuota frase "Troppa sofferenza, non ce l'hanno fatta".

Reportage: A ciascuno la sua droga - di Elisabetta Ambrosi - MILLENIUM, giugno 2018

Elisabetta Ambrosi
Psicofarmaci, il tabù dei tabù
Il virus del nonsenso

di Vito Oliva

3 giugno 2018: Alessandra sfugge dopo 17 giorni al lockdown clinico e pervasa di psicofarmaci fugge via dal cornicione basso di un solarium di un albergone milanese.

3 giugno 2020: dopo 3 mesi finisce il primo lockdown dell’era Covid e si riaprono i recinti delle italiche stalle regionali.

Dicono che il virus è un veleno che può provocare la morte. Un parassita che s’impossessa della mente come la depressione maggiore. Oppure una gocciolina droplet che ti entra nella bocca, nel naso o negli occhi insufflando SARS-CoV-2 nei polmoni. Sino ad esalare l’ultimo respiro dell’anima, dello spirito

Che senso ha mettere in relazione la depressione e l’ultima delle pandemie? Sono convinto che Alessandra oggi indosserebbe con noi la mascherina. “E’ andato tutto dal culo – direbbe - e pensare che due anni fa mi trovavo sull’orlo del baratro”. Un mutamento della percezione dell’esistenza nel ballo in maschera di un mondo accozzato e rintanato da un virus sconosciuto che balla nell’aria ponendo fine a certezze secolari e globali. Giorni e giorni di lockdown, murati vivi con la solitudine, la famiglia, la casa, un luogo decretato dal caso, sono bastati per farci perdere quelle sicurezze che davano un senso alla nostra vita.

E di fronte alla frana dei significati, dinanzi a quel vuoto planetario, chi invece s’era già smarrita nella selva oscura della perdita del senso si ritrovava d’un tratto in coda al supermercato con la mascherina, distanziata ma circondata da persone come lei disorientate, smarrite, svuotate. Grazie Covid, mormorava dentro di sé nascosta dalla mascherina: ora non avrebbe più senso farla finita. E si ficcava le dita nelle orecchie tappate dal cerume di una vita che avevano reso i rumori, le voci sempre più lontani sullo sfondo. Ovattati.

Lo so, non siete d’accordo. I dati, gli esperti sostenevano il contrario: i suicidi erano aumentati dopo la perdita di una persona cara in una casa di cura per anziani, del posto di lavoro, delle sicurezze economiche, delle prospettive di vita. Insomma una una lunga fila di potenziali depressi. Ma intanto lei provava a masticare, a sbadigliare, a deglutire, a respirare. Con dei bang! di tuono improvvisi che per una frazione di secondo facevano sentire le frequenze più alte, i fruscii della vita, dell’anima, dello spirito. Forse perché aveva ritrovato un “se” smarrito dalla ricerca di un senso senza senso che il virus aveva svelato proprio a tutti.

Vito Oliva
Il virus del nonsenso
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Bibliografia ragionata

Lo scaffale

I libri amati da Alessandra, i libri che sondano il mistero doloroso della depressione, i libri che affrontano “il solo problema filosofico veramente serio: quello del suicidio” (Albert Camus). In ogni stanza del sito c'è posto per una serie di consigli di lettura coerenti ai temi trattati. Chiunque ha facoltà di proporre e motivare i propri titoli.

Vai allo scaffale

Lo scaffale - 2 contributi
  • Eleonora Rossi
    Sabato 28 novembre 2020

    Da anni, pur occupandomi professionalmente di altro (sono una guida turistica) leggo libri di psicologia e psichiatria. I motivi sono vari, mi interessa comprendere meglio i disagi e le problematiche che coinvolgono persone sensibili e particolarmente empatiche, che spesso si accollano i dispiaceri del mondo in cui viviamo. Nella mia storia personale ho conosciuto tanti amici che hanno lottato per uscire da malattie psichiatriche varie (soprattutto bipolarismo e depressione maggiore) e purtroppo tre carissimi amici non ce l’hanno fatta, forse convinti di non avere più la forza di affrontare il loro dolore. Il romanzo di Mencarelli l’ho conosciuto grazie al Premio Strega, lo trovo profondo e coinvolgente, estremamente lucido nel descrivere il suo abisso interiore e tenace nella rinascita.

    Daniele Mencarelli, Tutto chiede salvezza, Mondadori

  • Ludovica
    Domenica 22 novembre 2020

    Consiglio L’uomo che trema di Andrea Pomella, un racconto autobiografico che esplora il vissuto e la quotidianità di una persona affetta da depressione maggiore. Il romanzo fa emergere, tra le altre cose, la difficoltà di ottenere una diagnosi che non sia sbrigativa, l’impotenza e il coraggio di chi si trova a dover affrontare la sofferenza altrui, l’"ordinaria" difficoltà di stare al mondo per chi convive con un disturbo mentale grave.

    Andrea Pomella, L’uomo che trema, Einaudi

Perché tornare a Viktor Frankl
PERCHÉ TORNARE A VIKTOR FRANKL

di Paolo Del Debbio

Perché proprio oggi, in questa epoca della nostra storia, è importante ritornare sul contributo dello “psicologo dei lager”, il neurologo, psichiatra e filosofo viennese Viktor Frankl (1905-1997)? La questione ha una parola: si chiama senso della vita. Occorre tornare a Viktor Frankl, per il semplicissimo motivo che ciò di cui abbisogna il nostro mondo è esattamente il senso della vita. Dispersi, frastagliati, senza radici, la generazione di internet perché dovrebbe interrogarsi sul senso se tutto si gioca in superficie? Il senso chiede di immergersi e, attraverso l’immersione, andare oltre. Anche perché quando arrivano quelle che Karl Jaspers chiamava le “situazioni-limite” della vita: la sofferenza, la morte, le asperità forti della vita, la mancanza di senso si fa viva anche se non se ne conosce il nome, anche se – genericamente-, la chiamiamo depressione. Insomma, nell’epoca che più ha smarrito il senso, questo è ciò di cui meno si parla. E arriva la chimica che può aiutare a liberare uno spazio nell’anima, nella psiche, ma una volta liberato – come insegnava Frankl – rimane vuoto. Vuoto di senso. “Il medico -scrive Frankl – deve avere coscienza del bisogno che l’uomo ha di dare un significato alla propria vita. Ma alla nostra epoca, epoca di dubbio sul senso della vita, è più che mai necessario che egli resti ben cosciente – ed aiuti il suo paziente a prendere a sua volta coscienza di ciò – che la vita non cessa di avere un significato, neppure in mezzo alle sofferenze, anzi è proprio la sofferenza ad offrire possibilità di realizzare il significato più elevato, il valore più alto possibile.” Frankl, prima di scrivere queste cose, era passato da quattro campi di concentramento, tra i quali Auschwitz e Dachau. Aveva, cioè, sperimentato una delle peggiori esperienze nelle quali si era manifestato il mysterium iniquitatis nel XX secolo. Ci aveva vissuto in mezzo e da lì aveva imparato che senza il senso la vita non ha un orizzonte di possibilità, ma solo di angoscia.

• Viktor E. Frankl, Alla ricerca di un significato della vita. Per una psicoterapia riumanizzata, Mursia
• Viktor E. Frankl, L’uomo in cerca di senso, FrancoAngeli
E liberaci dal male oscuro
PRIMO: ACCENDERE LA LUCE

La depressione: una malattia genetica, una malattia rimossa e subdola, una malattia curabile ma potenzialmente letale. Una malattia che aggredisce chiunque, quale che sia il censo la cultura e l’età, dove la sensibilità del singolo malato è una variabile fondamentale, ma particolarmente insidiosa quando è connessa al talento artistico e creativo. Questo è il libro che ogni affetto da depressione e ogni familiare dovrebbe leggere prima di tutti gli altri per comprendere quanto la consapevolezza possa essere decisiva nella cura. Per combattere il male oscuro la prima cosa da fare è illuminare l’oscurità. La diagnosi, i trattamenti, i soggetti a maggior rischio, l’analisi dei traumi… l’intervista di Serena Zoli al professor Giovanni Battista Cassano tocca tutti i punti fondamentali della sindrome, come un filo di Arianna dipanato nel labirinto, e alla fine della lettura si esce confortati, in grado di agire.

• Giovanni Battista Cassano con Serena Zoli, E liberaci dal male oscuro, Tea
Svegliami a mezzanotte
CRONACA DI UN DOLORE

Dove tutti voltano la testa, Fuani Marino ha guardato negli occhi il suo male di vivere e ha scritto questo racconto in presa diretta dai luoghi più oscuri del sé, a partire dal momento in cui un incontenibile disturbo psichiatrico, all’indomani del parto, la spinge a tradurre in gesto la fine della sua vita, una fine a lungo vagheggiata. Scritto metà col sangue e metà con la ragione, senza remore e senza sconti, Svegliami a mezzanotte è un libro inclassificabile, dove narrazione, memoir, autoanalisi e riflessione saggistica si scambiano le parti attraverso una lingua limpida e asciutta. Come il dolore della mente possa diventare annullamento del corpo, ma anche il prima e il dopo, alla ricerca di un equilibrio sempre inseguito, mai raggiunto una volta per tutte.

• Fuani Marino, Svegliami a mezzanotte, Einaudi
Un’oscurità trasparente
LA TEMPESTA PERFETTA

Solo chi ci è passato può capire cos’è la depressione, e fino a che punto chi non ci è passato, per quanti sforzi faccia, sia portato a equivocare la gravità di questa perfetta tempesta di tenebre. Crollo dell’autostima, senso della perdita, desiderio divorante di oblio: “E’ impossibile dubitare del fatto che la depressione, nella sua forma estrema, è pazzia.” William Styron rivede alla moviola il film della sua malattia, l’inesorabile progressione del dolore, l’impossibilità di comunicarne gli effetti anche agli specialisti a cui si è rivolto. Styron narra l’inferno e vi trascina il lettore con la forza del grande romanziere, solo che questa volta il protagonista è se stesso.

• William Styron, Un’oscurità trasparente, Mondadori
Il fiume della vita - Una storia interiore
LO SCIENZIATO DELL’ANIMA

In questa autobiografia tessuta di memorie rapsodiche e echi letterari il grande terapeuta Eugenio Borgna nel rivocare le tappe della sua vita ribadisce la propria visione della psichiatria come scienza dell’anima, in contrasto con la tendenza prevalente della medicina tout court, “oggi sempre più affascinata e divorata dalla tecnica.” Una psichiatria emozionale, fenomenologica, basata sull’ascolto, il dialogo, l’empatia, la ricerca dell’indicibile che si nasconde nella vita interiore dei pazienti, e senza la quale ogni cura farmacologica si rivela insufficiente, disumanizzante. Vertiginose le pagine finali che si interrogano sull’intreccio tra vita e morte, e sugli abissi di chi arriva a tentare il suicido: “Ci si uccide quando non si ha più speranza, o quando non resta se non la speranza della morte?”

• Eugenio Borgna, Il fiume della vita - Una storia interiore, Feltrinelli